Dentro la costituzione

8 Marzo Mar 2017 1409 08 marzo 2017

Le riforme attuabili

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Dopo il risultato referendario del 4 dicembre 2016 da parte dei sostenitori del sì è stata portata avanti una prevedibile campagna di rimozione della sconfitta. Ciò appare comprensibile anche se non aiuta a costruire nulla di nuovo e soprattutto di condiviso. Addirittura abbiamo sentito sostenere che non vi sarebbe più la possibilità di modificare la costituzione per i prossimi vent’ anni.
Non è affatto certo che quel che non è riuscito ad alcuni non possa riuscire ad altri.
In realtà quel che è augurabile è che nei prossimi vent’ anni non siano portate avanti riforme pasticciate e politiche divisive.
Revisioni puntuali ed omogenee della carta costituzionale saranno possibili anche nella prossima legislatura e su di esse è opportuno che le forze politiche si pronuncino prima delle prossime elezioni.
I diversi schieramenti vogliono perseguire o meno la “messa in sicurezza” della carta costituzionale con la modifica dell’art 138, prevedendo il possibile ricorso al referendum anche nell’ipotesi di approvazione della legge in seconda lettura con la maggioranza dei due terzi?
Ed ancora: sul numero dei Deputati e dei Senatori si vuole o meno una riduzione dei componenti del 20 o del 30%?
Si vuole o meno l’abolizione del bicameralismo perfetto?
Quest’ultimo è un tema da molte parti avvertito e che può presentare diverse soluzioni.
Si può immaginare a titolo di studio, per esempio, di mantenere le due camere ma di lasciare alla sola Camera dei Deputati la competenza di dare o negare la fiducia al Governo e l’esclusività della funzione legislativa, salvo che sulle materie rimesse anche alla competenza del Senato quali la materia costituzionale, la legge elettorale, i trattati internazionali, la dichiarazione dello stato di guerra ed eventuali altre materie individuabili.
Al Senato invece andrebbero riservate in via esclusiva l’elezione dei giudici della Corte Costituzionale, dei componenti del C.S.M e di tutti gli organismi per quali una elezione ai massimi livelli apparirebbe opportuna.
Una riforma simile assicurerebbe una maggiore speditezza del procedimento legislativo per le politiche “comuni” e riserverebbe al Senato funzioni di fondamentale rilievo istituzionale e coinvolgimento paritario con la Camera dei Deputati per le scelte legislative più importanti e l’elezione del Capo dello Stato.
Su questi temi è opportuno che le forze politiche si pronunzino prima delle elezioni, assumendosi la responsabiltà di presentare programmi comprensibili perchè i cittadini possano votare consapevolmente e si possa procedere poi a revisioni puntuali ed omogenee, evitando di portare avanti riforme divisive, pasticciate, incomprensibili con conseguente ricaduta su eventuali referendum
E naturalmente dovranno pronuziarsi anche sui rapporti con l’Europa e sulle politiche comuni quali quelle del lavoro, della giustizia, della fiscalità e sulle tante altre che meriteranno attenzione.

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