Dentro la costituzione

13 Marzo Mar 2017 1246 13 marzo 2017

Partiti politici, elezioni e programmi

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Entro un anno, anticipatamente o a scadenza naturale, si andrà a votare per le politiche. Non sappiamo quando, con quali leggi elettorali, non sappiamo quali saranno i partiti, quali le coalizioni.
Non sappiamo se saremo chiamati a votare referendum abrogativi.
Non sappiamo cosa potrà fare di incisivo il Governo in carica e non sappiamo in che misura le politiche urlate sappiano lasciare spazio a politiche ragionate e costruttive.
Appare però abbastanza scontato che dopo i prossimi risultati elettorali le forze politiche dovranno dialogare e costruire alleanze, o quanto meno convergenze, secondo schemi ampiamente conosciuti al tempo della prima Repubblica.
Sarebbe dunque opportuno che il metodo del confronto, o se si vuole del compromesso, per la ricerca della soluzione migliore venisse coltivato e da subito.
Sul tema della giustizia, per esempio, a prescindere da successi più rivendicati che reali, sarebbe opportuno che ci si confrontasse con proposte puntuali su materie omogenee.
Non è sempre vero che occuparsi nello stesso testo legislativo di materie non omogenee sia utile, anzi spesso non si raggiungono risultati condivisi su nessun punto.
Sembra il caso della mancata riforma sulla prescrizione.
L’Europa guarda con preoccupazione alla corruzione dilagante in Italia e la prescrizione, così come è oggi regolata, è un regalo per corrotti.
I tre anni del Governo Renzi sono trascorsi senza riuscire a trovare una soluzione utile.
Se dovessimo dare il voto per il passato sarebbe negativo e dunque vale la pena richiamare le diverse espressioni della classe politica ad un’assunzione di responsabilità.
Su questo tema specifico della prescrizione quale è il programma politico che i diversi schieramenti vogliono portare avanti?
Vogliono mantenere lo stato attuale, vogliono escludere la prescrizione dopo l’inizio del processo di primo grado o vogliono escluderla dopo la sentenza di primo grado, o vogliono infine prospettare una soluzione diversa?
Scelgano e lo dicano con chiarezza le varie anime delle destre e le varie anime del centro e delle sinistre.
Espressioni spesso usate impropriamente, quali populismo, garantismo, giustizialismo, velocizzazione dei tempi del processo, scelta di riti diversi, rimodulazione di sedi giudiziarie non risolvono i problemi.
Le forze politiche devono pronunzarsi chiaramente prima delle elezioni, così potremo orientare consapevolmente il voto anche su questo tema e dopo i risultati elettorali sapremo eventualmente quale tipo di convergenze potranno esservi su un testo condiviso dalla maggioranza che governerà e quale potrà essere il contributo di chi non avrà responsabilità di governo.
Molti altri saranno i temi del confronto, ciascuno potrà immaginare priorità diverse e tutte saranno certamente meritevoli d’attenzione. Quel che preme però e che può costituire una prima scelta condivisa è il metodo con il quale affrontare le questioni.
Dalla classe politica non si vogliono più formulazioni generiche, programmi fumosi, proposte pasticciate, rinvii più o meno strumentali, aggressioni verbali nei confronti di esponenti politici di altri partiti e in alcuni casi anche del proprio.
Il tempo delle politiche vuote, ingannevoli, disancorate dalla realtà e in alcuni casi urlate è stato consumato.
La società civile dopo il risultato referendario non sembra più orientata a dar credito a vecchi metodi o a confondersi con quelle componenti della classe politica intenzionate a perseguire potere.

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