Dentro la costituzione

26 Settembre Set 2017 1527 26 settembre 2017

La separazione delle carriere può non essere un tabù

  • ...

Periodicamente si accendono i riflettori sul tema della separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, sopratutto in concomitanza con esiti giudiziari che a distanza di tempo disattendono l’impianto accusatorio.
Non di rado polemiche frutto di impostazione ideologica accendono il dibattito con argomentazioni che coinvolgono altri temi, creando confusione.
Occuparsi di un tema alla volta è la strada più sicura per evitare percorsi legislativi tortuosi e destinati al fallimento.
Al netto di accenti polemici più o meno giustificabili, porsi il problema della compatibilità della separazione delle carriere non dovrebbe costituire un tabù.
Le argomentazioni a sostegno della separazione delle carriere sono varie. Due vengono di seguito esaminate.
Per la prima lo svolgimento di funzioni requirenti avrebbe incidenza sullo svolgimento in tempi successivi di funzioni giudicanti: nel decidere il neo giudice potrebbe essere influenzato dalla pregressa formazione di impostazione accusatoria.
Per la seconda, la carriera comune favorirebbe un rapporto interpersonale tra pubblici ministeri e giudici in forza del quale i primi avrebbero quanto meno un percorso privilegiato rispetto agli avvocati per relazionarsi con il giudice.
Il sentire personale dei magistrati e in generale dei sostenitori dell’unicità della carriera conta poco su un tema così vasto, e certamente può riconoscersi rilievo alle argomentazioni degli avvocati e dei cittadini che vedono nell’attuale sistema un possibile vulnus alla parità delle posizioni tra accusa e difesa, quanto meno a livello di percezione da parte del cittadino.
Possono dunque essere essere esplorati percorsi legislativi che consentano una separazione della carriere.
In concreto, modifiche che dovessero porre il PM alle dipendenze del potere esecutivo o che dovessero in qualsiasi misura limitarne autonomia ed indipendenza non sarebbero compatibili con il quadro costituzionale vigente ed inciderebbero altresì in modo significativo sull’autonomia e l’indipendenza dei giudici. Una separazione delle carriere dunque che dovesse direttamente o indirettamente porre i pubblici ministeri alle dipendenze del potere esecutivo sarebbe incompatibile con la nostra costituzione.
Non dovrebbero considerarsi invece improponibili riforme che prevedessero carriere separate alle quali accedere con concorsi separati, anche con prove scritte ed orali diversificate, ma ugualmente selettivi. I vertici organizzativi della magistratura giudicante e della magistratura requirente dovrebbero essere costituiti da Consigli Superiori differenti, costituiti sul modello dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura.
La separazione delle carriere e delle funzioni tra giudici e magistrati è dunque possibile. Nella misura in cui non dovesse incidere sul principio della divisione dei poteri e sui principi dell’automia e dell’indipendenza della magistratura giudicante e della requirente, la riforma sarebbe compatibile con il quadro costituzionale e contribuirebbe ad accrescere nel cittadino la percezione del ruolo di terzo del giudice, fatto questo di indubbio rilievo sociale.

Correlati