Diplomaticamente

25 Maggio Mag 2012 0858 25 maggio 2012

Egitto: il Presidente della primavera

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Dopo di me, in Egitto non rimarra' alcun presidente!". Questo aveva dichiarato Mubarak al momento della sua detronizzazione avvenuta l’11 febbraio 2011.

Si sbagliava naturalmente, anche se in alcuni dei più tormentati momenti dei 15 mesi trascorsi da allora, quella frase poteva evocare un’ipotesi quasi profetica. E si comprende che possa averlo profondamente depresso constatare come le prime elezioni presidenziali veramente libere dell'Egitto abbiano abbiano visto un'inattesa partecipazione di massa, simile a quella delle parlamentari dei mesi scorsi, che hanno suggerito
l’allungamento dell’orario d'apertura dei seggi.


Hanno offerto l'immagine plastica  di un paese politicamente vivo e vitale, voglioso di contribuire ad imprimere una chiara direzione di marcia alla dinamica della loro ancora assai incompiuta e tormentata
"primavera" .


Hanno anche evidenziato il convincimento che l'elezione del Presidente possa essere la chiave di volta decisiva per il superamento del vigente regime transitorio retto dal CNS e della derivata e ormai insostenibile inquietudine sociale e politica del paese. Forse ha posto anche un'ipoteca sui poteri che dovranno essere riconosciuti al Presidente dalla nuova Costituzione ancora di là da venire.


Queste elezioni, che il Segretario di Stato americano Clinton si è affrettato a dichiarare “storiche” hanno poi offerto lo scenario di una votazione svoltasi in un clima privo di rilevanti incidenti ovvero di sospette operazioni di intimidazione o peggio ancora di palese coartazione della volontà popolare.


Adesso si dovranno attendere i risultati che verosimilmente arriveranno solo all'inizio della prossima settimana. La Fratellanza musulmana ha già dichiarato che secondo le proprie proiezioni il suo candidato Mohammed Morsi è in testa, ma è ancora prematuro avanzare previsioni su chi andrà al probabile ballottaggio: il candidato della Fratellanza per l'appunto, l'islamico dichiaratamente moderato ma candidato dei salafiti Aboul Fotouh, oppure il divisivo Ahmed Shafiq, l'ex primo ministro ed ex ministro della difesa di Mubarak, ovvero il cosmopolita Amr Moussa, ex ministro degli esteri di Mubarak ed ex Segretario generale della Lega araba. Quesi sono i nomi più accreditati, ma vi potrebbero essere sorprese.


Washington da dove è arrivata la tempestiva assicurazione che gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con il nuovo governo egiziano, si segue con comprensibile tensione lo spoglio dei voti: in gioco vi è il futuro degli equilibri del mondo arabo, i rapporti con Israele. L'Egitto continuerà ad essere il partner arabo politicamente più strategico degli USA? Per ora l'Unione Europea tace, ma prenderà posizione assai presto. Anche l'Italia seguirà l'esempio di Washington, ma con calma e ponderazione di linguaggio. Non si sa mai!








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