Diplomaticamente

16 Giugno Giu 2012 1336 16 giugno 2012

Mediterraneo: due sponde critiche.

  • ...

Grecia ed Egitto: due paesi che si affacciano sul Mediterraneo; due paesi ad una svolta cruciale per la loro sorte e per quella del loro intorno geopolitico.

I greci tornano alle urne sotto la spada di Damocle di una scelta che offre solo prospettive da far tremare le vene ai polsi: prima opzione, la vittoria del Partito conservatore di destra, lo stesso che ha portato il paese alla bancarotta e quindi alla cura da cavallo imposta dalla Troika (Commissione, BCE, Fondo monetario). In questo caso si rafforzerebbe la prospettiva della permanenza della Grecia nell'euro e nell'eurozona.

Questa soluzione farebbe tirare un respiro di sollievo all'Unione Europea e al G20 e potrebbe tranquillizzare, almeno nel breve periodo, i mercati.

Per i greci sarebbe la conferma di un tempo lunghissimo di costi sociali terribili senza alcuna certezza di ritrovare una prospettiva di ripresa entro un arco di tempo ragionevole. Ma con la soddisfazione di restare nell'eurozona e sotto la tutela della Troika.

La vittoria della sinistra radicale aprirebbe un vaso di Pandora dalle conseguenze difficilmente prevedibili ma in ogni caso potenzialmente perniciose per la Grecia e per questa incompiuta Euro-zona.

Darebbe agio ai mercati di fare razzia finanziaria? Sì almeno nel breve.

Ma Tsipras,  il giovane leader di questa formazione, non è un pazzo. Ha già messo a Bruxelles più di una mano avanti ed è verosimilmente in grado di aprire ai Greci un orizzonte certamente arduo ma non molto più problematico di quello che si vericherebbe con lo scenario precedente. Almeno per quella maggioranza di greci depauperati dalla crisi. Quest'orizzonte presenterebbe il risvolto positivo di risultare marcato da una voglia di riscatto del popolo greco che alla fine potrebbe anche risultare vincente.

Vi è una terza opzione: una situazione di stallo, la conferma di una frantumazione del quadro politico tale da non consentire la formazione di un governo politico. Sarebbe la peggiore. Per i greci che potrebbero solo recitare il mea culpa, per la Grecia, per l'Eurozona e per l'Unione europea.

Dall'altra parte del Mediterraneo vi è un Egitto a dir poco trastornato da tanti mesi di sofferta transizione politica, di crisi sociale ed economica, dalla incredibile notizia della cancellazione delle elezioni parlamentari che avevano suggellato una significativa maggioranza delle forze politiche di ispiragione islamica, con la Fratellanza musulmana in testa ma tallonata da vicino dai salafiti. Il clima che si respira è preda della cinica ferula delle Forze armate: è pesante e denso di minacce.

Il paese affronta le elezioni del Presidente della Repubblica su questo sfondo inquieto e foriero di inquietudini, all'interno, nella regione e sul piano internazionale.

Agli egiziani si offre un'alternativa di cui è obiettivamente difficile quale sia l'opzione migliore per il futuro del paese: politico, naturalmente, ma anche sociale ed economico. Non si deve sottovalutare il pesante costo che la "primavera egiziana" ha prodotto in termini di degrado delle condizioni di sviluppo del paese.

Le Cancellerie occidentali, USA in davanti a tutti, fanno il tifo per Ahmed Shafiq. In primo luogo perchè non è esponente della Fratellanza musulmana che, inutile sottolinearlo, continua ad essere guardata con sospetto. Pazienza se egli rappresenta la continuità del potere delle Forze armate e in fondo del sistema di Mubarak senza Mubarak, dunque una bandiera di valori che non costituiscono premessa/promessa indiscutibilmente credibile per il futuro democratico dell'Egitto. Del resto, si fa notare, egli sembra consapevole dei fattori critici che accompagnano la sua figura agli occhi di quella piazza tumultuosa che ha imposto la destituzione di Mubarak. E di quella che voleva rifugiarsi, con maggiore o minore convinzione, con maggiore o minore radicalità, nelle braccia tutelatrici dell'islam e del suo valore identitario. La sua scelta sarebbe dunque nel segno della conservazione - ordine e stabilità - e della sua capacità di mediazione. Una scelta di garanzia, tanto più auspicata alla luce di quanto sta avvenendo in Tunisia e nello stesso Marocco.

L'alternativa è Mohammed Mursi, l'esponente di seconda scelta cui la Fratellanza si è rivolta dopo aver espulso il suo vero Leader,  Abdul Moneim Aboul Fotouh. Egli rappresenta l'anima conservatrice della Fratellanza  ed è stato tra i suoi primi esponenti a scendere in piazza Tahrir per chiedere la cacciata di Mubarak. E' accusato di preconizzare l'obiettivo della creazione di un Egitto islamico e dunque dell'applicazione della sharia. ciò che gli porterà anche i voti dei salafiti. Forse è eccessivo ritenere che egli preconizzi un Egitto teocratico, ma certo egli non coltiva l'idea di un paese secolarizzato e non sembra aver convinto le minoranze religiose che con il regime Mubarak avevano ottenuto garanzie di tolleranza e che sembrano orientate a sostenere Shafiq.

L'elettorato laicista del paese che ha animato la primavera egiziana è frantumato.

Anche il mondo arabo è diviso; per ragioni geopolitiche, più che per motivazioni di ordine religioso, dato che con un Mursi si sposterebbe il baricentro dei rapporti con chi rappresenta oggi l'Occidente.

Deciderà la solita maggioranza silenziosa nel cui ambito la quota rurale della marginalitàurbana potrà fare la differenza.

In questo fine settimana il Mediterraneo ci presenta due criticità regionali che mettono a confronto due aree, due mondi, di importanza geostrategica.

Correlati