Diplomaticamente

18 Giugno Giu 2012 0838 18 giugno 2012

Grecia all'euro

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Tiriamo un sospiro di sollievo. Soddisfatta la Cancelliera Merkel che venerdi si era sbilanciata a lanciare al popolo greco un ruvido incoraggiamento/ammonimento a votare per l'Europa e a rispettare i patti sottoscritti.
Soddisfatto l'Euro-gruppo.
Soddisfatto anche Obama.
Saranno soddisfatti anche i membri del G20.
Insomma tutti soddisfatti.
Lo spettro di una vittoria della sinistra radicale di Syriza è stato cacciato in cantina anche se con un bottino del 26,89% dei voti.
I greci hanno riversato il 29,66% % dei loro suffragi nel cesto del partito della destra democratica il cui leader Tamaras ha proposto un governo di salvezza nazionale. Si dovrà accontentare di una coalizione meno ambiziosa con il Pasok, il suo tradizionale avversario.
Dal turno elettorale del mese scorso la Grecia è passata da un'esasperata frammentazione ad una polarizzazione significativa nella quale è difficle dire se sia prevalsa più la fiducia nell'Europa o la paura di una sua esclusione dalle prevedibili, disastrose ripercussioni.
Ha vinto l'Europa? In linea di principio sì ma adesso sta all'Europa mostrarsi all'altezza della sfida lanciata di fatto dalla vicenda greca.
Ha vinto l'Euro? Apparentemente sì, ma la risposta definitiva verrà dai mercati.
Resta il fatto che per la Grecia si apre, o meglio, continua una stagione difficilissima, schiacciata da costi sociali senza precedenti e, purtroppo, da esili prospettive di uscita dal tunnel della recessione entro tempi ragionevoli.
Un fatto è certo: se l’Europa non si autoriforma sollecitamente (anche attraverso quella cessione ulteriore di sovranità che i francesi non vogliono e la complementare creazione di un governo economico e fiscale unitario come vogliono tedeschi per dare il via libera alla riforma della BCE) questa della Grecia rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro: per la Grecia e per l’Europa.
Il vertice del 28 giugno ci darà una prima risposta.

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