Diplomaticamente

24 Settembre Set 2012 0000 24 settembre 2012

Il fetore nazionale del Lazio

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Ricordate la legge di Gresham secondo la quale la moneta cattiva scaccia quella buona e a lungo andare quella buona scompare? Il finanziere inglese del XVI secolo la introdussse per spiegare come in un sistema nel quale circolino due monete con lo stesso vaalore
nominale ma differente contenuto metallico la gente tesaurizzi quella con maggior valore eliminandola di fatto dal mercato. Applichiamola al nostro sistema politico – in senso metaforico naturalmente – e ne dovremmo concludere che la sequenza e rilevanza di soprusi, scandali e di fatti di malcostume dilagante da Nord a Sud e da Est a Ovest del nostro pase stiano facendo progressivamente scomparire l’onestà, i corretti
comportamenti civici. E che la cattiveria sociale stia diventando uno degli emblemi del degrado nazionale: che cos’è se non cattiveria sociale il ritenere “giusto” percepire tra i 20 e i 30mila euro al mese per svolgere quello che dovrebbe essere il “servizio pubblico” di consigliere regionale; oppure 600mila euro di stipendio, sempre mensile, rispetto ai 1000 euro della grande massa dei propri collaboratori?

E non è cattiveria sociale far attendere mesi e mesi un cittadino malato per ottenere un intervento operatorio che lo liberi dalla sua patologia? Ovvero escludere dal novero dei propri pazienti coloro che non si possono permettere di pagare 150/200 euro per una visita specialistica? E non è cattiveria sociale lasciare che un impianto gigantesco come quello dell’ILVA di Taranto semini malattie e morte per decenni e che per contrastare un magistrato che applicando la legge vuole fermare quella deriva di morte si tenti di arattare la salute con l’occupazione?

Quando fu chiamato a Palazzo Chigi per “salvare” il paese, i cittadini per bene guardarono al prof. Monti (che lo fece credere) che avrebbe lavorato per innescare un processo di rigenerazione di un’Italia messa all’indice dall’immaginario collettivo mondiale non tanto e non solo per il suo cattivo governo economico e finanziario, quanto e soprattutto per l’esempio di amoralità civica e immoralità politica di cui era quel governo era interprete e protagonista.

Ebbene, dopo 10 mesi di interventi di riordino dei conti pubblici operati quasi esclusivamente sulle fasce che non vogliono e non possono rubare, dobbiamo constatare che coloro che invece possono rubare e profittare della loro posizione sociale continano
a farlo con un elevatisssimo livello di impunità. E che le norme suscettibili di disincentivare, da un lato, e punire, dall’altro, i comportamenti illegali – l’ormai tristamente famosa legge anticorruzione – sono ancora di là da venire. Lo stesso dicasi dei costi della politica malsana che vive con e della corruzione.

Vi è di più e di peggio: in questi giorni leggiamo che la guardia di finanza sta facendo delle
“visite” in questa e in quella regione, quasi che il fetore insopportabile che viene dalla regione Lazio stia richiamando i miasmi campani, calabresi e siciliani. Perchè solo adesso?

Leggiamo dell’indignazione del Presidente della Corte dei Conti che ci ha ormai abituato a degli allarmi altisonanti una o due volte all’anno sui costi della corruzione, dell’evasione,
e chi più ne ha più ne metta. Ma che cosa ha fatto negli ultimi venti-trent’anni la nostra magistratura contabile per prevenire il danno erariale e altri reati amministrativi? Ha forse accelerato le procedure di verifica o continua ad intervenire con ritardi di anni? E poi, perchè non rende di dominio pubblico, anche in funzione di deterrenza, i nomi di coloro che sono condannati per quei reati?

E ancora, che cosa ci stanno a fare coloro che sono remunerati per controllare la spesa pubblica in tutti i suoi rivoli, grandi e piccoli, a livello comunale, provinciale e nazionale?

Ho la netta impressione che sia una minoranza quella che pretende davvero il manifestarsi di un’effettiva volontà di rifondazione del paese, della sua restituzione al novero dei paesi in cui il senso civico sia prevalente.

Il governo tecnico di emergenza del prof.Monti – al quale pure vanno riconosciuti tanti meriti – ha perso l’occasione di dare un vero impulso alla moralizzazione del paese e questa responsabilità pesa più della manovra di correzione della finanza pubblica.

C’è stato un lungo momento nel quale avrebbe potuto porre questo Parlamento di fronte a un pacchetto di norme idonee finalizzate ad incidere chirurgicamente sulle principali patologie del degrado nazionale. Non lo ha fatto. Non ha voluto rischiare di essere mandato a casa con un voto di sfiducia che, se manifestato, avrebbe reso palese chi sono i veri corrotti e corruttori.

Colpa grave? Sì perchè è la dimostrazione che in Italia non ci sono due paesi, uno onesto e uno disonesto, ma uno solo nel quale i membri di una grande congrega sociale trova la propria convenienza – anche il quieto vivere e l’estraniarsi dalla propria responsabilità
politica è un forma di convenienza – a non disturbarsi più di tanto a vicenda.

Restano fuori coloro che vengono sospinti sempre di più verso la soglia del disagio e della marginalizzazione sociale e dunque anche verso l’insofferenza e la rabbia. Coloro che
vogliono – o vorrebbero – un paese diverso, un paese dove i ladri siano considerati tali e gli arroganti, i prepotenti e gli imbroglioni, qualunque sia il tipo di imbroglio, siano condannati moralmente e sottoposti al rigore della legge, civile e/o penale. In tempi utili.

Il nostro ceto politico deve stare attento al fermento di frustrazione, irritazione e sorda contestazione che si va estendendo nel paese grazie ai Fiorito, ai Formigoni, ai Penati, ai
Toscano e alle centinaia e forse migliaia di emuli e di veri e propri sosia di costoro che sono in circolazione: nel mondo politico, innanzi tutto, ma anche in quello economico e delle professioni, in quello sindacale, etc.

Il tappo di questa fermentazione potrebbe saltare.

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