Diplomaticamente

3 Ottobre Ott 2012 0000 03 ottobre 2012

Forum della cooperazione. Tra passione e ipocrisia

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Milano ha ospitato un evento importante e bello – usiamolo quest’aggettivo – in uno dei momenti più brutti e lascivi della nostra Repubblica: Il Forum della cooperazione internazionale, voluto dal Ministro per la cooperazione e l’integrazione Riccardi e realizzato con il Ministero degli esteri.
Il Forum puntava a dare vita ad un grande dibattito nazionale, a rianimare il paese , a farvi scorrere una nuova corrente di vitalità e comunque a riscoprirla e a riscoprire che la cooperazione allo sviluppo è la parte nobile della politica estera, come ha dichiarato il Presidente della Repubblica; è quella che guarda più lontano.
Dobbiamo essere grati a Riccardi per quest’iniziativa e per avervi coinvolto tutte o quasi le energie istituzionali e operative impegnate in questo settore di attività.
E dobbiamo essergli grati per il vibrante, appassionante discorso fatto in apertura e in chiusura.
Avevamo bisogno di ossigeno solidaristico e lungimirante.
Avevamo bisogno di dare speranza ed entusiasmo alla gioventù italiana, non necessariamente quella anagraficamente più verde, che è quella che vuole spendersi per gli altri e con gli altri, in casa nostra e nel mondo.
Là al Piccolo Strehler ho avvertito questa tensione positiva, ne sono stato contagiato.
Debbo però confessare che a questa percezione di prospettiva, alta e coinvolgente, se ne è sovrapposta in me, progressivamente, un’altra, di segno profondamente diverso.
A mano a mano che ascoltavo gli interventi mi sono infatti reso conto che l’orizzonte di ampio respiro che veniva sollecitato non era sostenuto da alcuna volontà del governo di destinare alla cooperazione allo sviluppo le risorse umane e finanziarie necessarie per risalire dal baratro in cui è stata precipitata: -85% degli stanziamenti in quattro anni, riduzione del 60% degli esperti, etc.
Ho cominciato a sospettarlo notando come non vi fossero che auspici vuoti da parte dello stesso Riccardi.
Ne ho avuto la più autorevole conferma dal Premier Monti.
Il Presidente del Consiglio ha speso, è vero, mezza giornata del suo tempo per testimoniare il suo interesse alla cooperazione; vi ha svolto un intervento di notevole spessore là dove ha parlato a braccio, principalmente quando non ha parlato di cooperazione. Ma in ultima analisi non ha dato alcun affidamento su prevedibili incrementi di risorse con le quale dare corposità e credibilità.
Non mi soffermo sugli altri interventi se non per commentare quello del Ministro Terzi. Che è incappato in una duplice disavventura.
La prima: chiudere la lunga serie degli interventi della mattinata (3 ore!) di fronte ad una platea già stremata, facendosi trovare così incredibilmente a corto di salivazione da rendere il suo discorso affannoso e affannato.
La seconda: cercare, da un lato, di edulcorare la brutale realtà della penuria di risorse in ossequio ad una peculiare disciplina di governo; dall’altro, di accreditare come “il nuovo che avanza” un progetto di riforma della cooperazione allo sviluppo, all’esame del Senato e sponsorizzato dagli Esteri, che al Ministro Riccardi proprio non piace. Per la semplice ragione che punta a difendere le competenze della Farnesina, già del resto fissate dalla legislazione vigente, dalle ambizioni intrusive di Riccardi.
Intendiamoci, il conflitto di competenza è stato innescato dallo stesso Premier Monti quando ha deciso di inserire nella compagine del suo governo di emergenza un Ministro per la cooperazione e l’integrazione – e un Ministro che recava seco un colosso come S. Egidio – pur sapendo bene che la cooperazione allo sviluppo rientrava per legge nelle competenze degli Esteri.
Nel discorso di Terzi è affiorato il sordo confronto sviluppatosi in questi 10 mesi tra i due colleghi- rivali. E il suo strutturale disappunto, per quanto mascherato da un ineccepibile garbo istituzionale, lo ha portato a volare basso, da apparire pervaso da scarsa convinzione.
Per fortuna che dopo di lui è intervenuta Geppi Cucciari che in poche esilaranti battute ha posto i protagonisti del Forum di fronte alle loro responsabilità future. Brava, bravissima.
E anche riflettendo sulle sue sferzanti allusioni alla volontà del governo di far compiere alla cooperazione un deciso e visibile salto di qualità mi sono chiesto se questo Forum non sia stato costruito sulle sabbie mobili di un conflitto di competenze e soprattutto di un inconsistente variazione delle risorse umane e finanziarie da destinare alla cooperazione allo sviluppo.
Spero vivamente che così non sia ma temo che così sarà. E che questa grande manifestazione corra il serio rischio di essere presto archiviata a futura memoria.
Sarebbe un irrimediabile insulto per le decine e centinaia di persone che vi si sono dedicate con passione e competenza, offrendo uno straordinario contributo di analisi, riflessione e proposta. E il Ministro Riccardi ne porterebbe la principale responsabilità.

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