Diplomaticamente

12 Ottobre Ott 2012 0000 12 ottobre 2012

TERZI. SCONCERTATO O INCONSISTENTE?

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Il Ministro degli Esteri Terzi ci ha spiegato che dal febbraio scorso il governo italiano ha fatto tutti i compiti a casa tempestivamente e con la massima diligenza per riuscire a riportare a casa i nostri marò, Latorre e Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani e di averli progressivamente presentati alle autorità giudiziarie indiane nell’aspettativa che le buone ragioni giuridiche portate alla loro attenzione dalla nostra diplomazia venissero riconosciute.

Così non è stato, diciamo noi. Ma vi è di più.

Il processo di primo grado che vede imputati i marò è stato nuovamente rinviato all’8 novembre. Era prevedibile che ciò avvenisse nell’imminenza di una sentenza della Corte Suprema di New Delhi sul fondo della questione, quella della giurisdizione.

Ma Terzi si è dichiarato sconcertato per il fatto che uno “Stato di diritto come l’India non riesca a esprimere con coraggio un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri marò”. E in Parlamento ha sciorinato il numero (oltre 100) di interventi svolti sul piano internazionale per far riconoscere la tesi italiana, “chiarissima sul piano giurisdizionale”. Non rendendosi conto che se tutta questa fatica è stata inutile una ragione ci sarà pure.

Ma l’incredibile viene adesso. Terzi, dopo aver esternato tutto il suo sconcerto ha deciso di portare il decisivo affondo: ha cioè minacciato che nella peggiore delle ipotesi, ovvero qualora la sentenza fosse a noi sfavorevole, si “…aprirebbe una controversia tra Italia e India….”

Ma come, quella che si è aperta dal momento del fermo della nave e dell’arresto dei due militari italiani che cosa è stata? Un dibattito televisivo? Una cerimonia augurale?

Qui gli sconcertati siamo noi.

Intanto per la constata incapacità del nostro Ministro – e del collega della Difesa che adesso tace dopo aver trionfalmente annunciato, mesi addietro, che avrebbe riportato a casa i due marinai - di trovare una soluzione degna di questo nome alla vicenda entro tempi ragionevoli.

E poi siamo preoccupati per il brivido di paura che la minaccia di Terzi di aprire niente meno che una controversia bilaterale sta facendo correre lungo la schiena dei giudici indiani.
La realtà è che questa vicenda è cominciata male e prosegue peggio.

E Terzi sembra non afferrare che dovrebbe cambiare registro, se ne è capace.

Forse non resta che sperare nella benevolenza indiana.

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