Diplomaticamente

14 Ottobre Ott 2012 0000 14 ottobre 2012

E’ partito il Carosello

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Questa settimana si apre all’insegna della firma della Carta di intenti da parte del Partito democratico, di Sinistra, Ecologia e Libertà e del Partito socialista “Noi democratici e progressisti ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società dipace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà. Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, alla pienezza sua della vita democratica….”

Inizia così questo documento che finalmente, sottolineo, finalmente, fissa lo sfondo ideale e programmatico delle forze politiche di centro-sinistra che si candidano al governo del paese. Attraverso le Primarie a fine novembre e le Elezioni politiche nella prossima primavera.

Diciamo subito che non è un programma di governo, ma una piattaforma politica e procedurale sulla cui base il programma sarà materialmente scritto e attuato. Da colui che vincerà le primarie, naturalmente. Piattaforma che comunque consente di cogliere alcuni punti essenziali, quali, ad esempio, la discontinuità qualitativa – cioè in chiave progressista - che essa vuole affermare rispetto all’agenda di questo governo senza perderne di vista i pilastri di controllo della finanza pubblica. Pilastri che del reso ci sono in larga misura imposti dal fiscal compact. E una piattaforma che ha il pregio di definire una precisa area politica di appartenenza e che punta a sollecitare l’attenzione e l’interesse “…anche dei delusi del centro-destra…” come direbbe Renzi. Ma senza concessioni sul versante degli ideali.

Presenta i limiti tipici di una piattaforma di principi e di idee che è criticabile per qualche formulazione retorica di troppo ma che offre la prospettiva di un orizzonte di speranza e di progetto per un’Italia migliore che va al di là del traguardo della mera quadratura del
bilancio e dei conti. Adesso spetta a questi leader, a Bersani e Vendola in particolare, oltre alla brava Puppato che i media continuano ad ignorare, dare a questo documento il “soffio” vitale del convincimento e della profondità di questo convincimento.

Vedremo dall’andamento delle Primarie se avranno questa capacità e se anche Renzi – che sembra fermamente intenzionato a fare il cavaliere solitario – si metterà al vento di questa piattaforma, magari reinterpretandola con la chiave di lettura della sua personalità.
Dipenderà molto dall’andamento della campagna elettorale di Bersani – Vendola mi sembra preoccupato soprattutto di consolidare il consenso su SEL – che mi sembra sia partito col piede giusto e una buona dose di fermezza. Campagna che Bersani conta di portare avanti anche con un forte messaggio accattivante nei confronti dei cosiddetti “moderati” e degli sfiduciati della politica. Resta fuori Di Pietro, travolto prima dalla sua frustrata aspirazione a proporsi come alleato/concorrente di Grillo e poi dalle vicende di casa sua con il fattaccio di Salvatore Maruccio, capo gruppo IDV alla regione Lazio.

Peccato. Poteva essere una risorsa utile anche se appesantita da un notevole fardello populista. Si è messo in un cantuccio da solo. Si ravvederà? Speriamolo, ma a questo punto non è facile fidarsi: si è spinto troppo in là, tagliandosi di fatto tutti i ponti sui quali cercare di tornare nell’alveo di un centro-sinistra di governo.

In casa PDL si è consumato un doppio strappo destinato ad avere conseguenze pesanti.

Ha dovuto subire il voltafaccia della Lega che, dopo aver concordato altro, ha dato il benservito a Formigoni. Ha dovuto a sua volta lasciar cadere Formigoni e il ricatto che questi aveva maldestramente posto sul tavolo cercando di legare la sua sorte a quella dei colleghi Cota (Piemonte) e Zaia (Veneto).

Per Formigoni si apre una stagione lugubre. Meritatamente.

Lo sbando del PDL è fin troppo evidente e l’unico che sa quello che vuole è Berlusconi che pilota le sue truppe al solo scopo di salvare se stesso e la sua capacità di condizionamento del governo: vedasi la vergogna del decreto anti-corruzione e la polpetta avvelenata della bozza di legge elettorale.

La Lega perde un leader: dalla vicenda Formigoni il neo Segretario Maroni esce con le ossa rotte a vantaggio dei Salvini & company: sotto la pressione della sua base imbufalita, ha preferito rimangiarsi la parola data ad Alfano e Berlusconi e, soprattutto, allo stesso Formigoni. Sono gesti che segano le gambe della credibilità.

Il Premier Monti ha varato una “non manovra” – come è stata definita in ragione del fatto che i più e i meno si compenserebbero – che però porta via agli italiani più denari e servizi di quanti non ne dia: è dimostrato infatti che l’introito dell’aumento dell’IVA, cioè ciò che gli italiani pagheranno in più per acquistare, unitamente alla riduzione degli sgravi fiscali per determinate categorie – non certo le più abbienti – sarà di gran lunga superiore al sollievo della limatura dell’IRPEF. E la scure di questa manovra taglia ancora su sanità e scuola mentre si danno soldi al settore delle infrastrutture, una evidente priorità del Governo e del Ministro Passera in particolare.

Intanto vanno avanti le manovre per creare le condizioni necessarie ad un Monti bis: il
nostro Premier si schermisce con sobrio disincanto ma in fondo è lui stesso ad alimentarle con il patriottico slogan del “sono pronto a servire” ripetuto anche in questo fine settimana. Va però detto a suo onore che avrebbe ammonito i colleghi di governo a non far
trasparire le loro eventuali ambizioni politiche almeno fino alla fine dell’anno. Chissà se Passera se ne darà per inteso.

Questa sarà la settimana del decreto anti-corruzione; almeno così sembra. Finalmente sapremo quanto la lotta contro questa metastasi è veramente prioritaria per questo governo.

Sarò felice di essere smentito, ma temo che scopriremo una timidezza a metà strada fra l’esercizio di un ricatto e la coniugazione dell’opportunismo.

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