Diplomaticamente

8 Febbraio Feb 2013 0000 08 febbraio 2013

Obama e i droni in funzione antiterrorismo

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Mentre la vicenda tunisina sta assorbendo l’attenzione dei nostri media, negli USA si sta dibattendo un tema di grande delicatezza e pericolosità. Si tratta dell’impiego dei droni quale strumento strategico per l’eliminazione di persone considerate come pericolose per la sicurezza degli Stati Uniti. E’ noto che negli ultimi anni l’Amministrazione americana ha intensificato l’uso di tale strumento considerato particolarmente appropriato perchè non mette a repentaglio la vita di alcun pilota o militare, essendo i droni privi di persone a bordo. Ebbene Obama ne sta facendo un impiego strategicamente pianificato e giustificato per la guerra al terrorismo. Individuato un potenziale terrorista, con o senza l’assenso dell paese in cui questi si trovi, si ricorre al drone per la sua eliminazione. Già di per sè si tratta di una modalità quantomeno opinabile, tanto più se essa è considerata e trattata come “classificata” e dunque posta al di fuori di qualsivoglia controllo pubblico. ma la sua inaccettabilità risulta accentuata dal fatto che la qualifica di “terrorista” viene appioppata con criteri decisisi in maniera assolutamente discrezionali dai servizi segreti e soprattutto dall’entità dei danni “collaterali” stimati nell’ordine delle migliaia nel corso degli ultimi dieci anni. Adesso si è anche deciso di legittimare l’uso di questo strumento nei riguardi dei cittadini americani che risultino fonte di un’immediata minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.
Tutto ciò deve far riflettere nel momento in cui il grande teorizzatore e pianificatore dell’uso dei droni è Brennan che a breve guiderà la C.I.A. e che proprio in queste ore sta passando l’esame del Senato americano. E’ il lato oscuro di Obama

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