Diplomaticamente

25 Luglio Lug 2013 0000 25 luglio 2013

Egitto:il ghigno del faraone

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l’Occidente ha sbagliato a non chiamare “colpo di stato” la destituzione di Morsi nella speranza che i militari avrebbero rimesso in carreggiata il paese che un anno di governo della Fratellanza aveva portato sull’orlo del disastro. Si pensava che i militari sarebbero stati capaci di rimetterlo in carreggiata e avrebbero operato per la ripresa di un processo democratico. Doveva, a mio giudizio, condannare l’operazione e stabilire precise condizioni per riammetterlo ai benefici delle partnership in atto. Si è preferito fare un calcolo di real-politik e la risposta non è mancata. Morsi continua ad essere tenuto in totale isolamento e in condizioni psico-fisiche ignote, la dirigenza della Fratellanza incarcerata e il vertice militare, in testa il generale al Sisi, punta allo scontro. Altro che ad una politica di recupero al confronto politico della Fratellanza. Adesso, sempre al Sisi, incita addirittura gli egiziani a manifestare contro il terrorismo e a tributare alle forze armate una sorte di investitura politica a far piazza pulita di questi irriducibili (per lui) nemici del paese. Così facendo mostra di essere o comunque di voler essere lui il Capo del paese, con buona pace del neo governo composto prevalentemente di tecnocrati, e soprattutto fa della piazza la fonte di legittimità del suo potere. Washington ha risposto fermando la consegna degli aerei da combattimento che stavano per essere consegnati, ma per ora nessuna condanna. L’Europa? Il Ministro Bonino? Pagano il prezzo della loro real politik. Tutto sembra indicare che si sta andando (di nuovo) verso una dittatura militare. Con rischi serissimi.

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