Diplomaticamente

15 Novembre Nov 2014 1029 15 novembre 2014

GENTILONI sulla crisi ucraina. Parole sagge e determinate

  • ...

Bravo Gentiloni!

Nella sua prima intervista (al Corriere della sera) tocca tra gli altri lo spinoso dossier ucraino e con poche parola rappresenta una posizione italiana che a mio giudizio non è solo saggia; dimostra che è maturata attraverso un'analisi accurata delle vicende che hanno portato all'attuale criticità, allontanandola dall'unica prospettiva ragionevole: quella di fare dell'Ucraina e della peculiarità delle sue identità di popolo e istanze di appartenenza, la piattaforma di un partenariato strategico all'interno della grande Europa, la cerniera fra l'Unione europea e l'Eurasia.

Gentiloni ha colto come il punto di deriva sia stato offerto da un'ansia di recupero del clima della guerra fredda portato avanti dalla NATO con la sua pervicace espansione verso est che Mosca ha da sempre condannato. E lo ha stigmatizzato affermando la estraneità dell'Ucraina a questa Alleanza militare, adesso, ciò che è indiscutibile verità storica, ma anchein futuro, ciò che rappresenta un chiaro altolà a quanti continuano ad alzare la tensione (anche Putin ci sta mettendo del suo). Lo ha fatto, tra l'altro all'indomani delle bellicose quanto mprovvide dichiarazioni del nuovo Segretario generale dell'Alleanza. E lo ha fatto alla vigilia del G20 dando al Presidente del Consiglio un assist di primo livello per il suo incontro con Putin.

Poi ha ribadito con fermezza che l'unica soluzione praticabile è di natura politica, escludendo duramente qualsiasi altra opzione. Certo alcuni paesi dell'Europa nord orientale non ne saranno entusiasti, ma è tempo che anche loro si liberino delle dolorose ombre del passato e ragionino in una chiave di convivenza; oltre che di rispetto della storia dei popoli.

La posizione di Gentiloni non mi è affatto parsa ambivalente come qualche analista ha osservato; bensì seria e responsabile e sollecita tutti gli attori della vicenda, da Kiev a Mosca, da Bruxelles a Washington a lavorare per il bene comune e non per opache agende che finiscono per aizzare l'odio fratricida anzicchè cercare di riconoscere le diversità in termini di identità e di appartenenza di popolo.

Bene comune che significa anche tutelare e promuovere i giganteschi e strategici interessi reciproci. Che vogliono anche dire lavoro ed occupazione.

Ritenere poi che occorra garantire alla Russia il suo ruolo di grande paese, come sottolineato da Gentiloni, rispecchia solo ragionevolezza e senso dell'opportunità.

Correlati