Diplomaticamente

31 Dicembre Dic 2014 1807 31 dicembre 2014

Nazioni Unite. I palestinesi perdono ma Israele non vince

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I palestinesi pensavano proprio di farcela a ottenere i 9 voti a favore della Risoluzione che impegnava Israele a ritirarsi dai territori occupati nei prossimi 24 mesi. Presentata al Consiglio di Sicurezza attraverso la delegazione giordana, ha fallito per un solo voto, complice l'astensione nigeriana oltre a quella britannica. Gli Stati Uniti hanno ottenuto il risultato sperato senza dover ricorrere al veto e dunque senza esporsi platealmente di fronte ai membri della Lega araba che avevano sostenuto la Risoluzione. Ma la loro immagine non ne esce certo migliorata e questo peserà anche nella dinamica degli altri dossier medio orientali.

Il 2014 si chiude pertanto con una sconfitta per i palestinesi, ma Israele non deve cantare vittoria perchè non può non constatare come si stia ampliando il panorama dei paesi ostili alla sua politica di occupazione e di sopraffazione. E a medio termine, proprio nel momento della sua maggiore debolezza, questo passaggio positivo potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro. La prossima tappa dei palestinesi sarà infatti la Corte penale internazionale ed è francamente difficile che non ne esca un verdetto imbarazzante per Tel Aviv seppure attenuato, nella migliroe delle ipotesi, dal riconoscimento di qualche responsabilità, peraltro di ben monore portata, da parte palestinese. Questo esito al Consiglio di sicurezza potrebbe inoltre modificare gli umori della popolazione israeliana e mettere in discussione lo sbocco delle prossime elezioni politiche dato quasi per scontato a favore di Netanyahu fino a questo momento.

Il perdente netto di questa vicenda è il Consiglio di sicurezza e di conseguenza, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, ormai incapace di rappresentare il mondo attuale e di assicurarne una governance degna di questo nome.

Il governo italiano ha taciuto e tace dietro il paravento del suo non essere membro non permanente del CdS. Un vagito a favore della risoluzione palestinese, seppure accademicamente simbolico, sarebbe stato coerente con la posizione assunta, sorprendentemente ma positivamente, due anni orsono dal governo Monti, malgrado il diverso orientamento dell'allora Ministro degli esteri Terzi.

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