Diplomaticamente

10 Gennaio Gen 2015 1059 10 gennaio 2015

Renzi e la Libia: un bel tacer non fu mai scritto.

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La politica estera non è l'area di governo che il nostro Presidente del Consiglio maneggia con maggiore disinvoltura. Penso anzi che abbia bisogno di un corso intensivo in materia.

L'ultimo esempio di questa sua difficoltà l'ha offerto ieri sera a 'Otto e mezzo' quando con voce stentorea e matura ha dichiarato:'Dobbiamo assolutamente considerare priorità la Libia'. Sbalorditiva rivelazione! Nessuno ci aveva pensato prima e ora, grazie ad essa, siamo molto più tranquilli. E lo siamo ancor di più adesso che sappiamo in quali termini di governo si declini questa priorità. In primis, il fatto che l'Italia è pronta a un protagonismo innanzi tutto diplomatico: straordinaria presa di posizione; dopo circa tre anni di instabilità versus caos siamo 'pronti ad un protagonismo diplomatico'.

Che cosa significa? Il nostro Premier non ce lo dice. O meglio ce ne dà una lettura a dir poco stravagante. Il nostro protagonismo consisterebbe nel fare il tifo per il tentativo dell'Inviato speciale dell'Onu, Bernardino Leon, di recuperare il Parlamento di Tobrukch e quello di Tripoli. Voleva dire che Leon sta cercando di portare ad un tavolo negoziale i due maggiori raggruppamenti che si stanno facendo la guerra in questo momento in un contesto di drammatica conflittualità locale, tribale, etc. Tavolo che non sembra proprio a portata di mano, anzi.

Ma qui viene il bello, perchè il nostro Premier si lancia nell'annuncio della disponibilità italiana a un intervento di peacekeeping sempre con egida Onu. Peacekeaping? Nell'attuale situazione della Libia? Qualcuni spieghi al Premier che 'peace keeping' significa mantenere la pace; ciò che presuppone una situazione molto lontana da quella attuale!

Infine l'affondo strategico: 'la Libia non può essere lasciata nelle condizioni in cui è'. Su questo possiamo e dobbiamo tutti convenire ma è per l'appunto il perno politico e concettuale da cui partire, cercando di ipotizzare una strategia d'azione di cui l'Italia potrebbe anche farsi interprete o concorrere a definire con i suoi alleati.

Chissà che cosa ne pensa il nostro Ministro degli Esteri Gentiloni che non mi sembra sgomiti per far sentire la sua voce, nè in Italia nè all'estero.

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