Diplomaticamente

23 Gennaio Gen 2015 1013 23 gennaio 2015

Arabia saudita. Se ne va un patriarca amato dal suo popolo

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Ho incontrato diverse volte re Abdallah e ne conservo il ricordo di un sovrano gentile nei modi, pacato nei giudizi e desideroso di liberare il suo paese dalla patente di inoculatore di derive estremiste nel mondo. Aveva certamente l'ambizione di fare dell'Arabia saudita il centro di irraggiamento dell'islam nel mondo e di estendere la mano benedicente del Regno anche in chiave di influenza politica a livello internazionale, a partire dal Medio Oriente allargato, naturalmente.

Teneva sopra ogni cosa all'affermazione della identità saudita anche sotto il profilo della cerenza con la lettura wahhabita dell'islam ma nello stesso tempo ha lavorato per limare il potere di interferenza della famiglia religiosa; con una lentezza per noi occidentali quasi incomprensibile, ma detatta in realtà dagli umori profondi della popolazione saudita che vuole usare dei frutti della modernità ma all'interno della trama della tradizione beduina e tribale del paese. Equilibrio difficile,sorretto al limite e oltre i confini di una diffusa doppia morale, ma che ha tenuto insieme il paese. Profondamente conservatore, è stato il sovrano che più di ogni altro si è adoperato per trovare uno sbocco al conflitto israelo-palestinese, lasciato colpevolmente ammuffire da un Occidente pretenziosamente protagonista. Ha introdotto i semi di un'evoluzione politica di apertura alla partecipazione popolare ma i suoi sforzi sono risultati molto limitati, così come minimi sono apparsi ai nostri occhi le spinte alla scolarizzazione delle donne e al loro ingresso nel mondo del lavoro. A lui si deve l'impulso dato alla cooperazione fra le monarchie del Golfo (GCC) ma anche la politica del confronto/dialogo con l'Iran che ha sofferto di una nuova spina nel fianco, proprio in questi giorni, con le vicende dello Yemen. Non ha esitato a prendere le distanze con gli USA in relazione alla sanguinosa guerra civile siriana, ma ha anche guidato il fronte arabo restauratore e nello stesso tempo ha inaugurato un gigantesco piano di intervento sociale in risposta alle proteste affiorate anche nel suo paese nel 2011. Era molto amato ed era comunque rispettato anche dai suoi oppositori, quelli nell'ombra (parecchi) e quelli vocali, pochissimi. Gli succede Salman, in precarie condizioni di salute e non certo giovane, ma con la copertura, già disposta a Abdallah e dal suo cerchio magico, diremmo noi, del 69enne Mukrin, un ragazzino rispetto ai suoi predecessori, già designato a succedergli e già protagonista di una fitta rete di contatti: dagli USA alla Cina, dal Pakistan all'Egitto. Ho conosciuto entrambi: Salman ama il nostro paese e meriterebbe più attenzione da parte della nostra politica estera. Mukrin è molto abile, sottile nel giudizio e determinato nelle scelte, Assieme al Ministro del petrolio, sono questi tre personaggi (compreso cioè Abdallah) responsabili della svolta del prezzo del petrolio derivata dalla decisione di non ridurne la produzione, la propria e quella dell'OPEC; con le conseguenze che possiamo constatare anche in termini di riequilibiro di potere nella regione. Con Salman e Mukrin vedremo probabilmente un passo più veloce nella modernizzazione ulteriore del paese e nel protagonismo regionale e internazionale; anche in chiave di lotta al terrorismo e alla temibile concorrenza che si stanno facendo i due principali protagonisti, Al Qaeda da un lato e lo Stato islamico dall'altro. Una ragione in più per ricercare i termini di un vero partenariato suscettibile di contrastare quell'orrendo virus con strumenti ben più articolati di quelli offerti dall'intelligence e dalla sicurezza militare. La retorica di una monarchia saudita ancora finanziatrice e incubatrice del terrorismo è quanto meno obsoleta.

Con la morte di re Abdallah e l'ascesa di Mukrin a Principe ereditario fa capolino la prospettiva di un ricambio generazionale sul quale si giocherà il futuro del Regno saudita che le Cassandre di turno già dipingono a tinte fosche ma che saranno nuovamente smentite come in passato. Questo almeno crede lo scrivente.

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