Diplomaticamente

8 Febbraio Feb 2015 1040 08 febbraio 2015

UCRAINA MOMENTO NEVRALGICO MOGHERINI ASSENTE

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oggi è una giornata importante per l'Europa intera perchè si saprà se si riuscirà a individuare il filo capace di dipanare il sanguinoso groviglio bellico ucraino. I protagonisti di questo tentativo sono la Cancelliera Merkel, il Presidente Hollande, Putin e Poroshenko che dopo giorni di confronto a Mosca dovrebbero scoprire le carte. In realtà penso che il successo di questo tentativo non potrà venire senza una decisa e chiara posizione americana - Merkel incontra Obama nelle prossime ore - ancora in dubbio sull'opzione militare che a mio giudizio sarebbe pura follia ma che ha parecchi sostenitori e soprattutto è sostenuta dal vertice militare della NATO. La posizione di Putin è nota e questo oligarca la sta portando avanti con cinica coerenza, affiancando e sostenendo i separatisti russofoni in vista di una soluzione 'autonomistica' che Kiev avrebbe dovuto adottare da subito, evitando la tragica degenerazione che sta sotto gli occhi di tutti. L'Ucraina poteva essere un esempio di lungimirante partenariato est-ovest: per colpa di tutti, chi più chi meno, quest'orizzonte si è andato dissolvendo. E adesso possiamo solo sperare di evitare una spirale di confronto militare dalla quale tutti perderemmo. Questo è dunque un momento delicatissimo in cui l'Unione europea dovrebbe essere protagonista e lo dovrebbe essere attraverso il suo Ministro degli Esteri, cioè l'Alto Rappresentante Mogherini. Invece no, l'Alto Rappresentante è stato lasciato a casa, è stato ignorato, messo da parte da due paesi membri della UE, membri importanti beninteso, ma non tali da essere rappresentativi dell'intera Unione Europea. Mogherini avrebbe dovuto imporsi o meglio avrebbe dovuto disporre di tanta autorevolezza da indurre Merkel e Hollande a non poterne e volerne fare a meno. Così non è stato e così non è. Ed è stato patetico sentirle dire che era d'accordo con l'iniziativa di Parigi e Berlino.
La realtà è che la UE non ha una politica estera e che Mogherini non ha nè il peso nè il carisma per dare almeno l'impressione di lavorare per costruirla.

Intanto si torna ad una Minsk sostanzialmente aggiornata più nella forma che nel merito, ma appesantita dalla catasta di morte e distruzione accumulatasi nel frattempo, in un contesto di corresponsabilità ampiamente condivise e che adesso vengono messe ad un prova positiva, forse senza appello.

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