Diplomaticamente

10 Febbraio Feb 2015 1043 10 febbraio 2015

Ucraina L'Europa torni protagonista per una soluzione negoziata

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Gli ingredienti ci sono tutti e sono arrivati ad un punto di fusione decisivo: Putin che dichiara di non accettare ultimatum facendo evidente riferimento ad un Obama che continua a lasciare aperta l'opzione del sostegno militare 'letale' a Kiev; la Cancelliera Merkel che da Washington e Ottawa ribadisce la sua contrarietà a tale opzione e insiste per una soluzione politica, sostenuta in ciò da Hollande e da ultimo dalla convergenza dei ministri degli esteri dell'Unione europea che provano a fare la voce grossa ampliando le sanzioni ma rinviandone l'implementazione in funzione del negoziato delle prossime ore. Poi vi sono i due contendenti che secondo le elementari regole della guerra continuano a combattere: gli uni per consolidare i vantaggi territoriali accumulati da settembre (accordo di Minsk) finora e finalizzati a compattare i due fronti di Donetsk e di Lugansk, anticamera dello sbocco che vorrebbero fosse loro riconosciuto nella nuova tornata negoziale; gli altri per impedirlo e prepararsi ad una controffensiva, peraltro tecnicamente poco plausibile, a 360 gradi. Nel mezzo sta una catasta di oltre 5mila morti, una devastazione impressionate e un clima di odio che dovrebbe indurre tutti a chiedersi come sia possibile anche solo ipotizzare che queste due parti, fatte di popolo e di storia e di lingua e di cultura, possano trovare la via di una convivenza degna di questo nome sotto una stessa bandiera, una medesima nazione. E pensare che solo pochi mesi fa l'Ucraina poteva essere un paese capace di rappresentare un'innovativa e lungimirante partnership est-ovest, una terra di incontro e di sviluppo nella valorizzazione delle sue stesse diversità interne!! Poteva essere, questa prospettiva, la visione capace di archiviare per sempre lo spettro della guerra fredda che tuttavia continuava e continua a fermentare nelle retrovie di certa logica militare e della sicurezza dove l'Ucraina valeva e vale come tessera di un mosaico strategico tanto avulso da qualsivoglia preoccupazione di popolo e di umanità quanto mosso da una forza di attrazione quasi irresistibile, propiziata dalle ambizioni oligarchiche oggi prevalenti in Ucraina. E alle quali si oppone un Putin imbevuto tanto di cultura oligarchica quanto di sogni revanscisti alimentati con qualche cinismo di troppo da un servizievole vertice militare della NATO. L'Unione europea che doveva essere protagonista di questa drammatica vicenda si è fatta prendere la mano, si è divisa, al punto da continuare a rendere irrilevante il suo Alto Rappresentante Mogherini. Ma forse adesso e grazie principalmente alla Cancelliera Merkel sta facendo prove di protagonismo negoziale. Finalmente. Putin dovrebbe tenerne conto nel suo stesso interesse che non è certo quello di mandare definitivamente alla malora tanti anni di crescente collaborazione con l'Unione europea. Lo faranno anche i due contendenti? Difficile dire. La svolta decisiva dovrà in ogni caso venire da Kiev e dai gruppi oligarchici che la governano attualmente attraverso la parola magica della 'autonomia' , tra l'altro rivendicata oggi per un territorio ben più ampio di prima (Accordo di Minsk di settembre). Forse un pizzico di buon senso e una dose massiccia di capacità di realistica valutazione del rapporto costo-benefici del negoziato da un lato e dalla continuazione del conflitto dall'altro

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