Diplomaticamente

12 Febbraio Feb 2015 1235 12 febbraio 2015

Minsk: un vitale accordino

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Alla fine ce l'hanno fatta, ma quanta fatica e, come previsto, con quale magro risultato!!

L'accordo globale che ci si aspettava non c'è stato. dopo una maratona di ore e ore di negoziato non si è andati oltre la definizione di una road map nella quale vi sono alcuni snodi cruciali e parecchie zone d'ombra.

Il risultato più concreto consiste nell'impegno al cessate il fuoco entro le prossime 48 ore (mezzanotte del 15 febbraio), il ritiro delle armi pesanti, il rilascio dei prigionieri e il ritiro di tutte le truppe straniere. Non è poco se si considera la rovinosa conseguenza di un dichiarato fallimento dell'incontro. Ma è pur sempre un passo nella direzione della sospensione della guerra, sempre che venga confermato nei fatti come non è stato a settembre. Passo per la quale la Merkel ha tenuto a dare un tributo di riconoscenza al ruolo costruttivo svolto da Putin per convincere i separatisti.

Ma restano ancora irrisolti dossier tanto spinosi da essere stati messi da parte e ricondotti alle intese raggiunte a settembre (Minsk 1) e in breve violate: mi riferisco alla demarcazione del fronte, che i separatisti volevano fosse riconosciuta ai limiti dell'area conquistata ultimamente, allo status di Debaltseve, di importanza strategica ai fini della potenziale ricompattamento dei fronti di Donetsk e di Luhans, alla nevralgica definizione dell'assetto costituzionale di quelle regioni.

Il futuro resta dunque incerto come ha onestamente riconosciuto la Cancelliera Merkel parlando di una scintilla di speranza a fronte di ostacoli ancora molto alti. Col rischio maggiore rappresentato da chi vuole usare la carta ucraina per una guerra per procura e da chi vuole anteporre principi di integrità territoriale alle ragioni di una convivenza sostenibile dei popoli.

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