Diplomaticamente

17 Febbraio Feb 2015 1032 17 febbraio 2015

LIBIA IL DIRITTO DI AVERE PAURA

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Gli italiani hanno paura e hanno ragione di averla dopo le minacce di un ISIS che ha allungato la sua mano insanguinata a un tiro di schioppo dalle coste italiane e dopo i crimini perpetrati in Francia e in Danimarca.

Hanno paura e l'incertezza della politica governativa non aiuta.

Ha ragione Renzi quando ammonisce a non passare dall'indifferenza all'isteria. Ma i primi destinatari del suo monito sono lo stesso Presidente del Consiglio che tempo addietro aveva evocato la disponibilità italiana ad una improbabile azione di peace keeping (confondendola con un peace enforcing, forse) e quindi i suoi Ministri, indotti ad una gara di omologazione al Capo: con il mite e pragmatico Gentiloni intempestivamente pronto a dichiarare che il governo era pronto a combattere anche se nel contesto di una legittimazione ONU e Pinotti inopportunamente lanciata in un bellicistico schieramento di oltre 5mila militari.

Poi, nel turbinio di un dibattito politico-militare in cui abbiamo scoperto tanti esperti di cose libiche, la mezza marcia indietro: aspettiamo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Intanto altri, segnatamente la Francia e l'Egitto hanno preso l'iniziativa - perchè non l'Italia? - di sollecitare una riunione del Consiglio di sicurezza (forse già per mercoledi 18 febbraio).

Avete letto bene: la Francia, la maggiore responsabile del disastro libico del 2011 e l'Egitto che in barba a qualsivoglia legittimità, da tempo partecipa militarmente al conflitto tra le due grandi fazioni in lotta in Libia e che dopo l'orrendo massacro degli egiziani copti non ha certo aspettato l'ONU per bombardare alcune postazioni dell'ISIS. Facendo, tra l'altro, diverse vittime civili.

Adesso si parla di una coalizione internazionale: speriamo che non faccia la fine delle coalizioni degli 'Amici di ...) già messe in piedi per la stessa Libia e poi per la Siria, con i catastrofici esiti che abbiamo sotto gli occhi.

La questione è di grande complessità, inutile nasconderselo e forse il pericolo più probabile viene, più che da un attacco dalla Libia, dall'interno del nostro paese, da uno o più 'lupi solitari'come vengono chiamati: come è avvenuto in Francia e in Danimarca dove i terroristi non sono arrivati da fuori: erano nati e vissuti in Francia e Danimarca. Ed erano anche conosciuti dai servizi di sicurezza.

Penso dunque che occorra, prioritariamente, un grande lavoro di intelligence che credo i nostri servizi segreti stanno già svolgendo. Si dovrebbe poi forzare la mano alle due principali fazioni in lotta perchè si coalizino contro l'ISIS prima che quella 'islamica' non decida di allearvisi magari strumentalmente (il negoziato langue anche per le diverse agende degli attori internazionali in lizza).

La parola delle Nazioni Unite è cruciale non solo in termini di legittimità, ma anche di peso ed impegno politico.

Nello stesso tempo ci si dovrebbe sforzare di dare risposta seria ad un duplice quesito: perchè questo ISIS riesce ad estendere la sua influenza in tante zone del mondo e perchè risulta attraente a tanti giovani anche nel mondo occidentale: una diagnosi seria aiuterebbe all'individuazione di una seria terapia.

Che non può essere esclusivamente o prevalentemente militare. Nè può essere affidata alla polemica politica, da qualunque parte venga.

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