Diplomaticamente

28 Febbraio Feb 2015 1040 28 febbraio 2015

GOVERNO RENZI: UNA POLITICA ESTERA BIFRONTE O FUORI CONTROLLO?

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Chi tiene la barra della politica estera del governo italiano? Renzi? Gentiloni? Pinotti? Alfano? Altri? Se non si trattasse di una questione maledettamente seria ci si potrebbe fare molta ironia, come vi ha immediatamente provveduto l'ottimo Gramellini del resto. Dobbiamo invece stigmatizzare con forza e senza remore il continuo ondeggiamento di cui il Governo Renzi sta dando prova perchè ne va degli interessi di fondo e della credibilità internazionale del nostro paese; perchè l'immagine di Arlecchino servo di due padroni getta un'ombra di ambiguità sulla nettezza dei colori della nostra bandiera.

Sulla Palestina il Governo poteva semplicemente rifarsi alla posizione dell'Unione Europea che anche la Mogherini, pur nel suo inconsistente ruolo di Alto Rappresentante sta ripetendo ovvero a una delle ormai tante risoluzioni di altri Parlamenti europei: No, unico esempio al mondo, il governo italiano è riuscito ad esprimere due posizioni, una per compiacere Israele, che ha prontamente suonato la tromba della vittoria, l'altra per strizzare l'occhiolino, ma non troppo, ai palestinesi esplicitamente delusi e amareggiati. Contenta Washington che ha sempre sostenuto la soluzione dei due stati come sbocco di un negoziato tra le due parti, fingendo di non vedere l'asimmetricità del rapporto.

E' grave che questo episodio segua di pochi giorni l'ingiustificabile sequenza delle dichiarazioni sulla Libia: dall'improvvido riferimento di Renzi alla disponibilità italiana a far parte di una missione di peace keeping in assenza della benchè minima condizione di pace da mantenere, al richiamo al combattimento di Gentiloni, alla ventilata disponibilità di mettere incampo 5mila soldati della Pinotti; al monito dello stesso Renzi a non farsi prendere dall'isteria e a schierarsi decisamente per una soluzione politica, alla velleità dell'Italia a svolgere un ruolo 'guida', non si capisce bene in quale direzione e soprattutto sulla base di quale affidabilità. Tutto ciò sullo sfondo di un sorprendente abbraccio con l'Egitto di Al-Sisi che oltre a non brillare per rispetto delle regole basilari della democrazia e dei diritti umani, attacca militarmente, senza alcuna legittimazione se non quella perniciosa della legge del taglione, una due parti (Tripoli) che dovrebbe essere portata al tavolo delle trattative (con Tobruk) per un governo di unità nazionale da mobilitare contro l'ISIS locale. Mentre sembriamo aver rinunciato a sollecitare un significativo ruolo dell'Unione europea non solo in materia di contrasto dell'ISIS, ma anche di complessiva strategia mediorientale: l'avvitamento del disatro siriano e irakeno la reclamano inutilmente.

Intanto Gentiloni è volato a Teheran sulla scia della rivitalizzazione dei nostri più che legittimi interessi economici e commerciali, attuali e potenziali, con quel paese, avviata ormai da tempo. Chissà se nei colloqui che avrà col collega Zarif affronterà anche le inquietanti problematiche della deriva di quell'area di cui l'Iran è un poderoso protagonista.

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