Diplomaticamente

11 Maggio Mag 2015 0900 11 maggio 2015

Settimana cruciale per il Golfo e l'alleanza americana

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Settimana da annotare sul diario del Golfo quella che si apre l'11 maggio: sta infatti per iniziare l'incontro a Camp David tra le monarchie che compongono di Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia saudita, Emirati arabi, Quwait, Qatar e Oman) e il Presidente americano Obama e sta per scattare il 'cessate il fuoco' di 5 giorni offerto dalla coalizione guidata dall'Arabia saudita contro gli Houthi e da questi ultimi accettato dopo una laboriosa riflessione.

Nell'agenda dell'incontro in terra americana, accuratamente preparato, da ultimo nella riunione parigina tra Kerry e il neo ministro degli esteri saudita jubeir, sta il nevralgico tema dell'accordo sul nucleare americano o, per meglio dire, le contro assicurazioni che le monarchie del Golfo attendono da parte del loro principale alleato storico e fondamentale fornitore di armi. Sarà un confronto a tutto campo dal quale è difficile prevedere una svolta decisiva ma che offrirà comunque un'aggiornata piattaforma di protezione che meriterà un'attenta valutazione. Soprattutto in relazione alle opzioni all'esame di Washington circa la politica regionale iraniana che sembra più protesa ad alimentare le proprie ambizioni egemoniche che a inaugurare un'effetiva politica di dialogo costruttivo.

Certo Washington ha voluto dare alle monarchie una dimostrazione di coerenza appoggiando di fatto l'attacco della coalizione araba in Yemen, sia in chiave logistica e di intelligence che di difesa dello stretto di Bab el Mandeb e, in questi ultimi giorni, sostenendo a chiare lettere l'offerta del cessate il fuoco avanzata da re Salman col corredo di un implicito monito a Teheran perchè non faccia deragliare il processo che si vuole innescare con questa pausa bellica: cioè l'avvio di un negoziato mirato al varo di una transizione normalizzatrice. Mentre si combatte è cominciato il conto a rovescia per il cessate il fuoco di martedi 12 maggio ore 11 locali.

In gioco c'è, per Riyadh l'affermazione del suo ruolo di primus inter pares/arbitro/tutore della penisola arabica e punto di riferimento strategico del mondo arabo e islamico nei riguardi dell'Iran. Ruolo che ha deciso di condurre con una decisione e una forza inedita che potrebbe anche costarle caro in caso di insuccesso. Per gli USA si tratta di riguadagnare un pò di quella fiducia che al di là delle affermazioni verbali appare ampiamente compromessa, e non solo nel mondo arabo.

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