Diplomaticamente

8 Giugno Giu 2015 1309 08 giugno 2015

ANCHE L'ITALIA HA I SUOI CAMERON

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Povera Italia!

Ha nel suo DNA straordinari principi attivi di generosità, di convivenza e di umanità, al sud come al centro e al nord, alla cui formazione ha forse contribuito anche la nostra storia emigratoria, interna e internazionale. A questo DNA si deve anche un invidiabile rete di volontari - giovani, adulti, vecchi - impegnati a dare una mano a chi ne ha più bisogno, in casa e fuori dai nostri confini.

Eppure, da tempo, da troppo tempo, su questo DNA ha attecchito un velenoso principio attivo di discriminazione e di sfruttamento avvolto da 15 anni nel bozzolo di una distorta categoria di legalità (la Bossi Fini per intenderci). E adesso, complice la grave crisi che ha investito il nostro paese, ne stiamo constatando gli effetti più perversi e rischiosi: per la serenità della nostra vita sociale, per la credibilità della nostra immagine in Europa e nel mondo.

Che Salvini avesse capito la ricchezza dei dividendi politici della scimmiottatura della Le Pen in Francia o di Farage in Gran Bretagna lo si era capito da un pezzo e il riscontro elettorale è arrivato, puntuale e con un carico di temibili incognite.

Ma confesso che mai mi sarei aspettato che questo nostrano Cameron fosse addirittura superato dal Presidente della regione più ricca d’Italia ed ex Ministro dell’Interno, giunto non solo a sfidare il governo centrale e a diffidare i suoi rappresentanti sul territorio, ma anche a minacciare i “suoi” sindaci di ritorsione nel caso in cui decidessero di concorrere a fronteggiare la straordinaria emergenza del momento. E che dire di Zaia e di Toti, subito schieratisi con lui?

Direi semplicemente che non sono all’altezza delle responsabilità complessive e della visione di futuro che si richiedono a chi è chiamato alla guida di un popolo, piccolo o grande che sia.

Ma voglio anche aggiungere che se questa misera xenofobia sta raccogliendo consensi lo si deve anche all’opaca posizione assunta al riguardo dal movimento 5 stelle e dal fatto che dal governo e dalla sua componente più forte è venuto più il reclamo ad un’Europa che doveva fare di più che una proposta strategica di gestione dell’emergenza e delle sue cause e una pianificazione operativa dell'emergenza stessa sul territorio nazionale. Che ha preferito alla fine lasciare l’iniziativa alla Commissione europea con i preoccupanti sviluppi che si stanno profilando in vista del vertice del 26 giugno.

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