Diplomaticamente

10 Luglio Lug 2015 1231 10 luglio 2015

Vienna un Accordo nucleare che s'ha da fare

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A Vienna si continua a negoziare. Ad oltranza ormai, dopo che anche la quinta “scadenza” ( 9 luglio) è saltata e i rappresentanti del 5+1 sembrano sempre più a corto di argomenti per illuminare un’opinione pubblica internazionale che sembra persino stanca di cercare indiscrezioni credibili sui nodi che si frappongono alla firma di un Accordo finale.

Un fatto è certo: nessuna delle parti ha rinunciato alla partita e nessuna vuole neppure dare l’impressione di aver esaurito le proprie carte negoziali; e le sortite che da una parte e dall’altra hanno perforato il velo del silenzio che avvolge il Palais Coburg di Vienna hanno avuto tutte carattere strumentale. Ultima in ordine di tempo il monito a non “minacciare” rivolto all’Alto Rapresentante Mogherini dal Ministro degli esteri iraniano.

Obama e Ruhani credono e vogliono credere ancora che un Accordo sia fattibile, ma sanno che debbono farlo passare attraverso una strettissima cruna di “garanzie” speculari se vogliono evitare che il risultato di tanta fatica sia messo in forse dalle forze interne ed esterne che vi si oppongono. Obama deve poter sostenere che l’Accordo non è solo il meglio che si poteva conseguire, ma che esso la blindatura nucleare iraniana prevista è effettivamente a tenuta stagna, per di più rafforzato da concrete limitazioni in materia di riarmo convenzionale (il tema dell’embargo), così come ha un automatismo a tutta prova il meccanismo di reintroduzione delle sanzioni in caso di violazione. Ruhani deve poter dimostrare che l’Iran si è finalmente liberata dalle sanzioni, ha ottenuto il rispetto della sua sovranità e il riconoscimento della sua piena cittadinanza internazionale: che non si è cioè piegata ai voleri del “grande satana”.

Russia e Cina dal canto loro, possono giocare di rimessa e trarre dall’esito del negoziato, positivo o negativo che sia, il massimo dei vantaggi: nel primo caso si presenterebbero come co-protagonisti del successo, nel secondo avrebbero gioco facile nell’addebitarne la responsabilità agli americani per aver posto tropo in alto l’asticella delle garanzie richieste alla parte iraniana. E comincerebbe il loro distacco dal regime delle sanzioni che troverebbe più di uno sponsor anche in casa occidentale.

Si aprirebbe soprattutto un orizzonte di tensioni e contrapposizioni in un Medio Oriente che già vive una stagione drammaticamente problematica. E sostenere che il fallimento della trattativa acquieterebbe il mondo islamico sunnita, arabo, turco, pakistano,etc., oltre che Israele, sarebbe decisamente ingenuo. Non foss’altro perché l’ipotesi dell’Accordo è stato sostanzialmente metabolizzato col corredo di robuste misure politico-militari a breve e a medio termine.

Insomma, quest’Accordo s’ha da fare.

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