Diplomaticamente

12 Luglio Lug 2015 0925 12 luglio 2015

Egitto: condanniamo l'ISIS ma non assolviamo al Sisi

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L'attentato al Cairo deve essere condannato senza alcun tentennamento, così come la lotta all'ISIS deve essere portata avanti con totale determinazione e, anzi, con metodologie e strumenti più adeguati ad una minaccia che sarebbe solo superficialità pensare di battere ricorrendo soltanto alle armi e all'intelligence.

Nello stesso tempo è giusto esprimere la nostra partecipazione alle famiglie delle vittime di questo attentato come hanno fatto il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio per il tramite del Presidente egiziano al Sisi. Ed è stato giusto richiamare il nostro impegno nella coalizione internazionale contro l'ISIS anche se in realtà la sua azione risulta nei fatti una terapia quasi omeopatica.

Ritengo però che occorrava cogliere l'occasione di questo tragico momentto anche per prendere le distanze dalla politica repressiva e sanguinaria che questo ex Capo delle Forze armate, dapprima col colpo di Stato del 2013 e successivamente con le centinaia di vittime e di incarceramenti e di condanne, si è reso e si sta rendendo responsabile.

Non basta la sollecitazione a rispettare la libertà di stampa che pure Renzi, gliene voglio dare atto, è riuscito a far affiorare tra tante manifestazioni di amicizia, politicamente improvvide anche se forse economicamente utili vista l'esigenza di non turbare l'importante interscambio commerciale italo-egiziano.

E' vero che l'Egitto può essere architrave per il recupero di una dinamica di stabilità nel Mediterraneo, ma non con i metodi di al Sisi. E' vero che la lotta all'ISIS può avere nel Cairo un protagonista di primo piano, ma non facendo di ogni erba un fascio, non accomunando ISIS, Fratellanza musulmana, opposizione laica, etc.

Dovrebbe far riflettere la sua alleanza con Riyadh e il suo riavvicinamento a Mosca

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