Diplomaticamente

10 Settembre Set 2015 1420 10 settembre 2015

Siria. Mosca ha aperto una partita rischiosa ....fino ad un certo punto

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L'editoriale odierno di Sergio romano sul rafforzamento del sostegno militare di Mosca al regime di Bashar al Assad, che consiglio a tutti di leggere, mi spinge a fare alcune osservazioni.

Nel 2011 e all'inizio del 2012, quando i protestatari erano ancora disarmati o quasi, e sembrava che con una spinta un pò consistente sarebbe stato possibile provocare la caduta di Bashar al Assad, gli USA e i suoi alleati esitarono ad aiutarli concretamente. Ancor meno dopo quando cominciarono ad affluire in Siria i nuclei estremisti e le cellule del terrore che avevano Bashar nel mirino.

Nel 2013 quando fu accertato l'uso dei gas da parte di Bashar e dunque il superamento della sua famosa 'linea rossa' Obama non diede seguto al preannunciato attacco militare. Preferì soprassedere e accettare l'alternativa proposta di Putin di un accordo sulla distruzione degli arsenali chimici siriani. ciò che di fatto sottrasse Bashar ad una punizione che avrebbe potuto risultargli fatale. E gli ridiede ossigeno.

Mosca, che ha sempre dichiarato ufficialmente il suo sostegno a Bashar contro i cosiddetti 'terroristi' (nel cui novero sono compresi anche gli oppositori della prima ora) si è andata confermando nella convinzione - paradossalmente condivisa da paesi come Turcha e Arabia saudita - che nè Obama nè i suoi alleati sarebbero mai stati (e sarebbero ora) pronti ad attaccare militarmente Bashar al Assad e che la loro condanna del medesimo come persona indegna di governare doveva essere relgata nel cesto delle parole nobili ma prive di seguito concreto.

Nelle ultime settimane e anche a seguito della crescente minacia di ISIS e di Al Qaeda (AL NUSRA) si è registrato un intenso lavorio diplomatico tra Mosca, Washington, Riyadh, Teheran, Ankara e lo stesso Staffan de Mistrua (ONU) finalizzato a trovare un'intesa su un'opzione di governo di transizione sulla base dell'intesa di Ginevra di due anni prima. Secondo alcuni analisti si trattava di una intesa possibile giacchè da vari segnali si era dedotto che Mosca non fosse aliena dall'immaginar un'uscita di scena di un Bashar in crescenti difficoltà, seppure con certe cautele di tempi e modi e a condizione di salvare il suo regime nel silenzio sornione di Teheran impegnata nel negoziato sul suo programma nucleare.

Ma anche questo lavorio, come la precedente intesa di Ginevra, è finito sugli scogli del 'ruolo/non ruolo' che Bashar avrebbe/non avrebbe dovuto/potuto esercitare in questa ipotetica transizione. Sugli scogli ma forse non definitivamente.

Mettiamo in conto, tra l'altro, che in questa tragica guerra di tutti contro tutti con al centro Bashar al Assad, sono andate crescendo le perplessità sulla coesione e sulle capacità offensive dell'esercito libero siriano, accentuate dalle notizie relative ai risultati fallimentari ottenuti dal peraltro costosissimo programma di addestramento di militari siriani condotto da parte di americani e alleati.

Putin, da autocrate qual'è e soprattutto da cinico giocatore, si è evidentemente convinto di tre cose:

- che per gli USA e gran parte dei suoi alleati occidentali la minaccia dell'ISIS e di Al Qaeda costituisca ormai, nei fatti, una priorità di livello superiore a quella attribuita a Bashar ma non al punto da essere disposti ad ammetterlo e a regolarsi nei suoi confronti in maniera diversa da quanto fatto finora. Che cioè preferiscano insistere nella tesi del 'non ruolo' del medesimo in un'ipotetica transizione continuando peraltro ad essere non, o comunque mal, disposti ad accettare i rischi di un intervento militare diretto di 'regime change' anche alla luce dell'esperienza libica.

- che Obama e alleati sono ormai piuttosto scettici sulla capacità offensiva dell'opposizione siriana moderata nel contesto della galassia anti-Bashar ma che nello stesso tempo non sono in grado di introdurre varianti (ad es. mutando atteggiamento nei riguardi di Bashar o intervenendo direttamente) suscettibili di rendere vincente la decantata strategia di contenimento e distruzione dell'ISIS .....e di Al Qaeda.

Conseguenza: Putin ritiene che nelle condizioni attuali Bashar al Assad sia a rischio e che per salvarlo occorre rafforzare ulteriormente e rapidamente il sostegno militare che gli è stato sempre garantito ufficialmente, indipendentemente dalla coalizione internazionale anti-ISIS. E considera, con qualche fondamento, che nè Obama nè i suoi alleati siano realmente disposti a rischiare il ventilato (da parte americana) confronto con una Mosca visto tra l'altro che se Bashar sta sta ancora al suo posto è anche grazie alla loro condotta.

Del resto, perchè dovrebbero rischiarlo, quel confronto, quando il sostegno russo a Bashar contribuirebbe a combattere ISIS e Al Qaeda?

Il grande neo in questa valutazione sta nel fatto che anche l'opposizione moderata a Bashar sarebbe una vittima designata di questo sostegno militare russo. Ma il neo è tanto minore quanto maggiore è la priorità della minaccia dell'ISIS (e di Al Qaeda) per USA e alleati, si sarà detto Putin. La risposta la stiamo vedendo.

Momento delicato, dunque; ma ho l'impressione che USA e Alleati si siano lasciati mettere un pò all'angolo e che il realismo politico, rafforzato dall'esperienza libica, possa alla fine giocare a vantaggio di Bashar. Con buona pace dell'opposizione 'moderata'.

Lo vedremo e intanto spero di essere smentito.

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