Diplomaticamente

2 Gennaio Gen 2016 1957 02 gennaio 2016

ARABIA SAUDITA DOVE LA PENA DI MORTE E' ANCHE UN FATTO RELIGIOSO

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Una vera e propria esecuzione di massa quella che ha portato alla morte ben 47 persone.

Che orrore! E che quest'orrore ricada anche sui paesi che continuano a praticarla, la pena di morte, anche se in dosi minori e li induca ad uscire da questa trista compagnia di giro.

E che quest'orrore che nessuna religione o motivazione politica e di sicurezza può giustificare, sia condannato dagli altri paesi nella maniera più ferma.

Ma, detto questo a scanso di equivoci, perché Riyadh ha voluto rendere di dominio pubblico, in casa propria innanzi tutto, e quindi nel mondo, a cominciare da quello musulmano, questa esecuzione di massa tra l’altro distribuita in 12 città saudite? Perché segnalare che 43 delle persone uccise erano affiliate ad al Qaeda e 4 erano sciiti giudicati colpevoli di aver ucciso dei poliziotti?

Riyadh ha voluto lanciare un segnale spietatamente inequivoco, il primo dopo aver messo assieme una coalizione di ben 34 paesi islamici contro il terrorismo di marca sunnita (ISIS, al Qaeda), sciita o altro: coloro che incitano o seminano o praticano il terrore debbono sapere che per loro è scattata l’annunciata tolleranza zero, senza distinzioni di sorta e in ossequio al dettato coranico e della sunna.

Si tratta di un segnale che è già servito in altra epoca e servirà nella misura in cui la minaccia di morte viene avvolta di valore relisioso e il tipo di morte promessa sia, in se stessa, la negazione delle ragioni “religiose” di chi si immola per ammazzare, che siano eretici o infedeli o oppressori.

E servirà soprattutto all’interno del paese dove può esercitare un controllo capilare del territorio.

Probabilmente servirà ad incoraggiare gli altri paesi musulmani a contrastare con maggior determinazione la minaccia del terrorismo.

di certo ha ottenuto la riprovazione dell'opinione pubblica mondiale.

Riyadh voleva anche dare un avvertimento alla locale minoranza sciita e a Teheran con l'esecuzione, tra gli altri, di Nimr al Nimr, il religioso sciita che con più vocalità aveva assunto da tempo il ruolo dim leader dell'opposizione alla Casa reale degli al Saud. Vi è riuscito in pieno, ottenendo una forte mobilitazione popolare sciita nel distretto di Qatif (area orientale saudita). E ha soprattutto ottenuto la violenta reazione di Teheran che ha accusato Riyadh di aver perpetrato un’uccisione 'per procura' senza motivazione reale e ha annunciato pesanti ritorsioni: benzina sul fuoco di un confronto/scontro che è velenosamente politico ma anche brutalmente settario. Col rischio di incancrenire la crepa sciita-sunnita e nello stesso tempo di offrire brodo di coltura a quel terrorismo che sia L’Iran che l’Arabia saudita, per ragioni diverse, dichiarano di voler combattere.

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