Diplomaticamente

20 Gennaio Gen 2016 1130 20 gennaio 2016

LIBIA ALLA SVOLTA?

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Martin Kobler era forse obbligato ad esprimersi in maniera tanto positiva in merito alla formazione del cosiddetto 'governo di unità nazionale' varato da Fayez Sarraj. Più misurata e in fondo più appropriate mi sono risulatte le parole dell'Alto Rappresentante Mogherini che nell'accogliere positivamente l'accordo ha sottolineato come la Libia versi in una fase critica e richieda che tutti gli attori politici e della sicurezza pongano al vertice dei loro obiettivi gli interessi del loro paese e della sua popolazione.

Più stringato ma decisamente condivisibile il commento del Ministro Gentiloni che ha parlato di 'un passo in avanti' in una situazione ancora fragile.

E in effetti questo passo avanti appare non solo debole in se stesso - 105 tra ministri e vice ministri rappresentano più un'assemblea che un governo e la loro scelta di carattere territoriale (Nord -Centro e Sud) appare destinata a privilegiare i localismi, tanto importanti quanto divisivi - ma anche troppo sotto scacco da parte dei dissidenti sia di Tobruk che soprattutto di Tripoli per legittimare la speranza di poter agevolmente affermare la sua autorità.

Non casualmente del resto questo governo libico è stato formato in Tunisia e lì resta resta in attesa che si creino le condizioni per potersi insediare in patria. Ciò che getta una pesante ombra di dubbio sulla sua forza rappresentativa e a maggior ragione sulla sua capacità di affrontare le sfide più immediate: controllo del territorio, contrasto di un ISIS in espansione, gestione dei flussi migratori. Soprattutto in costanza della nebulosa Haftar, il discusso e discutibile generale di Tobruk, nemico giurato dei cosiddetti 'islamisti di Tripoli', che è riuscito a piazzare alla Difesa al Mahdi Ibrahim Al-Barghathi,un suo fedelissmo.

Un segnale inequivoco verrà lunedi prossimo in sede di voto del Parlamento di Tobruk che ha nel Presidente Aguila Saleh un dichiarato oppositore. Dalle forze di sicurezza del Parlamento di Tripoli si fa sapere che sono pronti gli arresti per quei membri del governi che arrivassero nella capitale.

Le prossime ore saranno dunque decisive per capire se l'azzardo compiuto dalle Nazioni Unite e dai principali paesi intyeressati alla Libia nel sostenere questo governo era sufficientemente ancorato alla realtà socio-tribale-territoriale del paese o meno.

Saranno decisive anche per comprendere in quali termini si vorrà ponderare l'opzione di un intervento militare che, al di là del fatto formale della richiesta ufficiale di questo governo e del dispositivo della Risoluzione 2214 dell'ONU del 23 dicembre, appare gravata da pesanti incognite. Soprattutto per l'Italia geograficamente tanto vicina e con l'alea sempre incombente del suo indimenticato passato di potenza coloniale; condizione delicata a fronte dell'attivismo interessato di gran Bretagna e Francia e delle ambizioni nostrane di giocare un ruolo di primo piano.

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