Diplomaticamente

2 Marzo Mar 2016 1202 02 marzo 2016

Libia errare humanum est perseverare.......

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Il Ministro della difesa americana Carter afferma che ci si sta preparando ad un intervento militare in Libia contro l'ISIS. Non indica precondizioni da soddisfare per legittimarlo ma ci dice che all'Italia sarà affidata la guida delle operazioni. Intanto gli USA continuano ad usare i droni ammazzando quarante persone per ucciderne una senza alcuna richiesta/autorizzazione libica, Francia e Gran Bretagna hanno gia da tempo approntato piani di presenza di squadre specialistiche in vista dell'intervento. Lo hanno fatto e continuano a farlo senza che alcuna delle condizioni di elementare rispetto del diritto internazionale sia stata soddisfatta. Roma sostiene invece questa necessità e ribadisce che nulla potrà avvenire se non con un governo di unità nazionale, con una sua richiesta ufficiale in tal senso e un'autorizzazione delle Nazioni Unite.

Dire che c'è qualcosa che non quadra è usare un eufemismo.

Intanto perchè il terzo governo libico, quello di presunta unità nazionale, messo in piedi da Bernardino Leon e poi riconfermato dal successore, il tedesco Kobler, è un'entità che stenta a prendere forma per un vizio originario - aver individuato il suo capo in un signor nessuno - aggravato dalla pretesa di un generale ex gheddafiano, HAFTAR, che punta alla distruzione del 'governo di Tripoli' di essere nominato Ministro della difesa.

E non quadra il fatto che i litiganti di Tobrk e di Tripoli sembrano - anzi sono - più preoccupati di scontrarsi che di combattere il comune nemico dell'ISIS. Possibile che siano tanto sciocchi da rischiare tutto per conservare qualcosa di precario? Non quadra neppure il fatto che nessuna personalità libica degna di questo nome si è dichiarata vogliosa di veder materializzato un intervento militare esterno.

Se così stanno le cose sarebbe molto più saggio dire a chiare lettere ai nostri alleati - e ai libici - facendolo sapere anche all'ISIS che noi, gli italiani non abbiamo nessuna intenzione di fare alcunchè se non nei tempi e nei modi che decideranno i libici e che soprattutto non abbiamo nessuna inteenzione di pagare noi la fattura per responsabilità altrui.

E la minaccia dell'ISIS? Penso che si aggraverebbe e di molto se agissimo in maniera improvvida e non intervenissimo invece sugli sponsor di Tobruk perchè facilitino un'intesa con Tripoli, magari con un altro candidato all'incarico di Primo Ministro.

Un'ultima osservazione: è tempo che il governo promuova sulla questione un esauriente dibattito in Parlamento.

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