Diplomaticamente

17 Marzo Mar 2016 0838 17 marzo 2016

Putin una partita in tre mosse

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Venne, vide e si ritirò. In questi tre passaggi è stata riassunta – mutuando il celebre racconto di Plutarco - l’operazione vincente di Putin in Siria: dapprima, 30 settembre 2015, la decisione di intervenire militarmente in Siria mettendosi a capo degli alleati sciiti di Damasco (Teheran e Hezbollah libanesi); poi la massiccia offensiva scatenata contro tutti i nemici del regime di Bashar al Assad: le truppe del Califfato, certo; le milizie di al Nusra (al Qaeda) e di altri gruppi estremisti, sicuramente; ma anche le forze di opposizione “moderate” ma considerate “forze del terroristi” dal regime di Damasco. Infine l’annuncio del 14 marzo 2016, del ritiro del suo contingente bellico. Non tutto però; solo di quella parte non più necessaria dato il sostanziale conseguimento dell’obiettivo perseguito, la restante rimanendo sul posto a fare da deterrente e garante dei dividendi attesi in sede di negoziato a Ginevra.

Putin aveva giustificato, anzi legittimato, il suo intervento sulla base della richiesta di soccorso avanzata dall’alleato siriano in un momento di grande difficoltà. E in cinque mesi le sorti del regime di Damasco si sono raddrizzate con la ripresa del controllo di centinaia di centri urbani concentrati nella cosiddetta “Siria utile” – quella che va dalla costa verso Daraa a est e poi a Nord fino ad Aleppo e al confine con la Turchia – che lo stesso Bashar al Assad aveva indicato come l’area più importante del paese.

Quando aveva realizzato che le cose non avevano raggiunto il livello necessario non aveva esitato a far saltare l’inizio del negoziato che pure aveva concordato con Washington.

Ma una volta soddisfatta questa condizione, alla fine di febbraio, aveva voluto dare prova di non essere un guerrafondaio e aveva acconsentito ad assicurare la svolta del cessate il fuoco – non nei riguardi dell’ISIS e di Al Nusra, naturalmente – e la ripresa dell’interrotto negoziato in vista di un processo di transizione politica coerente con la road map concordata nell’autunno scorso con Obama. Transizione condizionata dal nodo ancora irrisolto della sorte di Bashar al Assad, ma verosimilmente legata al prezzo che Putin intende pagare sull’altare del ruolo e rango internazionale cui ambisce, non compatibile con la prospettiva che un personaggio come Bashar al Assad si eternizzi. Tanto più che la sua dissolvenza può risultare funzionale ad un regime di Damasco più inclusivo (dell’opposizione) e più rassicurante per il futuro degli interessi strategici di Mosca.

Un Putin convertito al buonismo? No, affatto, un cinico ma vincente giocatore, almeno fino a questo momento. Ed è significativo che questa sua mossa sia stata accolta positivamente non solo dall’alleato iraniano, peraltro a denti stretti perché informato solo all’ultimo momento, ma anche e soprattutto dall’Arabia saudita che si è vista gratificare del riconoscimento tributatole da Lavrov, il Ministro degli esteri russo, per “l’importante ruolo” svolto al fine di dare coesione alla delegazione dell’opposizione al tavolo negoziale. Opposizione che per di più si dichiara pronta a incontrare direttamente la controparte a Ginevra. Quasi a far supporre che alla svolta di Putin non sia estranea una qualche innovativa convergenza tra Mosca e Riyadh magari propiziata dal congelamento della produzione petrolifera concordata a Doha il gennaio scorso.

Segnali interessanti che si incrociano col fatto che Obama, costretto di nuovo a giocare di rimessa, abbia spedito a Mosca Il fido John Kerry per mettere a fuoco la complessa matassa di opzioni su cui lavorare alla luce della svolta di Putin e delle implicazioni che ne potranno derivare: sull’andamento del negoziato e sulla correlata, futura dinamica dell’offensiva contro il terrorismo di marca califfale e al qaedana. Al margine del tavolo sta anche la sorte dei curdi che ritengono sia venuto il momento di passare all’incasso dell’agognata autonomia nella speranza che la tenaglia russo-americana induca Ankara a più miti consigli.

Insomma un percorso da seguire con attenzione.

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