Diplomaticamente

3 Giugno Giu 2016 1026 03 giugno 2016

Di Maio scimmiotta Salvini

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Mi ha davvero colpito la dichiarazione con la quale il vice presidente della camera Luigi di Maio ha chiuso la campagna elettorale delle amministrative a Bologna: “Il fenomeno migratorio – ha affermato - è una cosa enorme e proprio per questo dobbiamo metterci in sicurezza da eventuali tensioni sociali. Qui si rischia una pentola a pressione. Per questo nelle nostre proposte c’è il reddito di cittadinanza per gli italiani. Dopo possiamo affrontare l’accoglienza …..”

Qual è in buona sostanza il messaggio di Di Maio? E’ che il problema dell’accoglienza dei migranti non è di attualità perché deve essere affrontato solo dopo che sia entrato in vigore del reddito di cittadinanza così come previsto dalla proposta di legge del Movimento 5 stelle.

Ebbene Di Maio non può non essere consapevole del fatto che la questione dell’accoglienza è in realtà di bruciante attualità e che deve essere affrontata a viso aperto dalle forze politiche del paese; che sul provvedimento del reddito di cittadinanza proposto dal Movimento non esiste maggioranza parlamentare che ne renda prevedibile l’approvazione, tanto meno in tempi ragionevolmente brevi: perché è vago e in diverse parti demagogico, perché cosi’ come è concepito (invito tutti a leggerlo su internet) non ha possibilità di copertura finanziaria; perché a tutt’oggi il Movimento stesso ha rifiutato di prendere in considerazione provvedimenti simili quelli in vigore in diversi paesi europei.

E quindi? E quindi, a mio giudizio, Di Maio non vuole dichiararlo, e se ne capisce la ragione, ma di fatto la posizione da lui assunta con quella dichiarazione è ancora più cinica e maleodorante di quella di Salvini e dei suoi sodali sparsi in tutta Europa: il tema dell’accoglienza non è all’ordine del giorno.

E’ vero, siamo in campagna elettorale, si esagera, ma non è tranquillizzante tanta spregiudicatezza e tanto pilatesco cinismo in un leader in erba che grazie a questo parlamento di nominati, come lui stesso afferma, è salito sullo scranno della vice presidenza della Camera. Lo stesso che sul destino di Pizzarotti ha rimesso ogni decisione a Grillo, il garante.

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