Diplomaticamente

4 Giugno Giu 2016 0940 04 giugno 2016

L'ARABIA SAUDITA INVESTE IN UBER

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Può far sorridere, ma è cosa seria e significativa.

Fa sorridere forse che l’Arabia saudita, l’unico paese al mondo dove le donne non possono guidare e sono pertanto i principali utenti di taxi e similari, abbia annunciato un cospicuo investimento in UBER, il noto gruppo americano dell’applicazione software mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti (ride-hailing). Ma è cosa seria perché si tratta di un investimento di ben 3,5 miliardi di dollari, tra i più alti al mondo riversato in una compagnia tecnologica privata della Silicon Valley e consentirà al responsabile del Fondo saudita degli investimenti di entrare nel consiglio di amministrazione del gruppo, il cui valore stimato si aggira sui 62 miliardi di dollari ; ed è cosa significativa perché si tratta di un investimento proiettato sul lungo termine di un gruppo deciso a conquistarsi una primazia a livello planetario e che per quanto riguarda l’Arabia saudita, punta a beneficiare delle annunciate riforme di crescita del lavoro femminile ad un 30% di quello globale entro il 2030. Inutile sottolineare come questo investimento costituisca per UBER un affare di tutto rispetto in un’area – quella nordafricana e mediorientale – che rappresenta una delle regioni del mondo col più alto tasso di crescita dei suoi servizi.

Ed è significativo perché si inquadra nella maxi-strategia riformistica di quella “Visione 2030” da due trilioni di dollari - lanciata dal rivoluzionario Mohammed Bin Salman, il trentenne figlio del re, ministro della difesa, vice principe ereditario e personaggio di punta della Casa regnante - destinata a ridurre drasticamente la dipendenza del paese dal petrolio e accelerare la modernizzazione complessiva del paese.

Viene spontaneo chiedersi se questa modernizzazione si rispecchierà anche sul terreno del rispetto dei diritti della persona.

La risposta a questa domanda resta gravata da non pochi dubbi e incognite, pur dovendosi riconoscere i passi in avanti compiuti al riguardo in questi ultimi anni, soprattutto in materia di emancipazione della donna: scolarizzazione in primis, diritto di voto amministrativo e politico, accesso al lavoro e all’attività commerciale.

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