Diplomaticamente

15 Settembre Set 2016 1718 15 settembre 2016

LIBIA il rebus della missione sanitario-militare

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Forse quando la nostra missione in Libia è stata concepita poteva apparire come una scelta coraggiosa, altamente umanitaria, politicamente azzeccata e relativamente poco rischiosa. Adesso che è entrata in fase operativa appare in termini diversi. E la sua stessa fisionomia di operazione “sanitario-militare – 60 tra medici e paramedici da un lato e dall’altro 135 uomini a supporto logistico, 100 parà della Folgore, droni e cacciabombardieri della base di Trapani e la portaerei Garibaldi – si espone adesso all’alea di essere valutata soprattutto per l’apparente ambiguità dei suoi obiettivi e per la scelta di campo tra le diverse e contrapposte parti in causa.

Intanto perché concordata con un Serraj che invece di guadagnare sta perdendo sostegni e non è riuscito a ottenere un risultato di fondamentale importanza: la piena legittimazione del governo che presiede attraverso il voto di fiducia del Parlamento di Tobruk come previsto dall’accordo firmato da tutte le parti in causa nel dicembre scorso in Marocco.

Anzi, il governo di Tobruk che a tale Parlamento fa riferimento ha pensato bene di promuovere al grado di Maresciallo quel generale Haftar che ne guida le forze armate proprio all’indomani dell’occupazione militare dei terminali petroliferi libici condotta dallo stesso senza sparare un colpo; occupazione che fa di questo discusso personaggio l'arbitro della futura dinamica libica.

Non solo. Serraj non è riuscito neppure a convincere le milizie misuratine, la parte più sostanziosa delle truppe che lo hanno riconosciuto e che stanno portando avanti l’offensiva contro l’ISIS a Sirte, a muovere contro Haftar o almeno a minacciare di farlo; ciò che se ha evitato al momento uno scontro dalle conseguenze imprevedibili, ha lasciato Serraj in una posizione di grande debolezza, con potenziali ripercussioni critiche anche per la nostra missione sanitario-militare, ufficialmente schierata nel campo di Serraj.

Lo ha compreso benissimo Kobler, il mediatore ONU, che si è affrettato a sottolineare, adesso, come si “debba” trovare un ruolo governativo al generale Haftar, il grande nemico di gran parte delle forze politiche che sostengono Serraj.

Lo hanno compreso molto bene i suoi sostenitori esterni, dall’Egitto alla Francia alla stessa Russia di Putin che almeno, a differenza dei nostri ambigui cugini transalpini, ha sempre disconosciuto ufficialmente il governo Serraj per la mancata legittimazione parlamentare sopra citata.

A rendere più problematica la situazione sta il fatto che l’ISIS, lungi dall’essere spazzato via da Sirte in men che non si dica grazie al concorso aereo americano, considerato decisivo, sta ancora combattendo e verosimilmente riorganizzandosi altrove con parte delle sue milizie. E anche qui, inutile sottolinearlo, col rischio che la nostra missione, forzatamente stanziale, possa costituire un bersaglio appetibile.

Si tratta di un contesto di rischio oggettivo che era obiettivamente poco prevedibile, dobbiamo riconoscerlo, fino a qualche settimana addietro. Ma non possiamo e non dobbiamo sottovalutare la generosità del gesto dell'Italia che pure poteva e può lamentare di non aver ricevuto da Serraj la benchè minima collaborazione in materia di controllo delle coste che sono da tempo sotto la sua giurisdizione e dalle quali sta venendo l’attuale, enorme afflusso di migranti. Sembra anzi che il mercato di questi migranti rappresenti una voce molto importante dell’economia costiera.

Spiace rimarcare come anche su questo fronte è intervenuto l’ineffabile Kobler che in base a informazioni di cui non ha citato la fonte ha tenuto a tranquillizzarci con l’annuncio dei 235mila migranti (precisione germanica!) pronti a imbarcarsi alla volta del nostro paese.

Insomma un bel rebus rispetto al quale c’è da augurarsi che il governo sappia fare in modo che l’indubbia valenza umanitaria della missione possa far premio su ogni altra considerazione di schieramento e che l’offensiva contro l’ISIS assuma finalmente capacità chirurgica.

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