Dissonanze

9 Gennaio Gen 2016 1812 09 gennaio 2016

L'Aquila, Xylella, Stamina: quando la stampa sbaglia bersaglio.

  • ...

La sindrome della 'scienza sotto attacco' dei PM. E’ recente la disposizione di sequestro degli olivi salentini da parte della procura di Lecce, interna a un’indagine molto articolata che vede indagate dieci persone. Tra questi, alcuni ricercatori. I reati contestati sono vari e gravi. Ma per alcuni media il “caso Xylella” sarebbe una sorta di nuova “crociata oscurantista”. Tradotto: dopo il processo “Grandi Rischi”, dopo “Stamina', e in linea con il 'metodo Di Bella”, ecco un altro attacco all’autorità della scienza da parte della magistratura. Questo il 'messaggio'. Falso. Sono casi completamente diversi tra loro, ma il focus, qui, non è la neo-indagine leccese, quanto la cornice comunicativa in cui è stata aprioristicamente e acriticamente forzata da alcuni giornali. Quella della “scienza sotto attacco”. Fatto che segnala criticità tra gli operatori dell’informazione, sopratutto di quella scientifica. A cui sono state mosse critiche dure.

Menzogne, la più recente. In chiusura di un pezzo sul 'caso Xylella', la versione italiana della rivista Usa Wired (che ha ambizioni d'avanguardia: individuare come le nuove tecnologie influenzino varie forme di cultura e della vita quotidiana), fa un forzoso accostamento al processo “Grandi Rischi”:

Questa storia ha i toni amari di un déjà vu non a lieto fine. Gli scienziati sarebbero colpevoli di non aver capito in tempo la causa della moria degli ulivi, esattamente come all’Aquila gli scienziati sono stati accusati dalla magistratura di non aver saputo prevedere il terremoto”.

E' il 2016 e ancora si legge che gli scienziati della Commissione Grandi Rischi 'sono stati accusati per non aver previsto il terremoto”. In realtà, tale capo d’imputazione non è mai esistito nei documenti ufficiali. E' falso ed è stato scritto ad nauseam. Così ho richiesto alla collega una rettifica, in due righe sul suo profilo Facebook, sotto al post (con il link all'articolo).

E' intervenuta subito dopo anche Maria Grazia Piccinini, madre di Ilaria, morta a L'Aquila per le rassicurazioni fornite dagli esperti, dice la madre, anche se 'il fatto non sussite', scrivono i giudici di Cassazione. E le scrive:

vorrei sapere (…) se e dove ha approfondito la sua ricerca sul caso de L’Aquila e come fa a parlare senza alcuna evidente informazione”;

Poi è stata la volta di Massimo Giuliani, psicologo, e autore de Il primo terremoto di Internet:

Mi scusi, che quella della prevedibilità fosse una bugia ormai l’avevano capito tutti. Perché da qualche giorno giornalisti e politici la ritirano fuori? C’è una ragione o è solo che si può scrivere qualunque cosa senza preoccuparsi di quello che si scrive?

Mentre Valerio Congeduti, curatore di un capitolo sul processo aquilano nel volume collettaneo Parola di scienziato chiede:

Solo una domanda: come ci si sente a scrivere questa roba? Che gratificazione se ne riceve? Un senso di appartenenza alla grande famiglia del giornalismo “scientifico” embedded o c’è anche dell’altro?”

A un certo punto la giornalista - Lisa Signorile - è intervenuta rimuovendo le domande:

Wait, What? Potete commentare sotto l’articolo, apprezzerete se lasciate in pace il mio profilo Facebook, che considero uno spazio personale” (lascio volutamente il refuso 'apprezzerete', ndr)

A oggi, di rettifiche sul testo, nemmeno l’ombra. E al di là dello stile con cui critiche pertinenti sono state liquidate, il fatto che Wired lasci inevase tali segnalazioni dice molto sulla deontologia della rivista e poco o nulla sull’oggetto.

Ma andiamo avanti.

Procedere con un esposto, ogni volta. La reazione di Maria Grazia Piccini è stata una sorta di “chiamata alle armi”, sempre su Facebook: “procediamo con gli esposti”. L’appello è a chi, come lei, ha “patito le conseguenze di comportamenti che oggi vengono coperti ed alleviati, come Vincenzo Vittorini, Maurizio Cora, Giustino Parisse”. Si riferisce a continue distorsioni e omissioni, in parole povere.

Scrive Piccinini:

ma i giornalisti quando scrivono, non devono come prima cosa verificare ed accertare quello che scrivono? (…) da oggi in poi si deve procedere al ricorso contro di loro presso gli Ordini di appartenenza (…)”.

Effetti della falsa informazione. La reazione è esemplificativa di un clima di esasperazione. Le parole formano il mondo e i primi a saperlo dovremmo essere proprio noi giornalisti. Esempio. Se una ragazza viene stuprata si può raccontare la dinamica in modo aderente ai fatti conosciuti in quel momento, oppure lasciare intendere al lettore non solo l'identità della ragazza, ma magari che, in fondo, “se l’è cercata”. La seconda versione è una violenza alla vittima, alle regole del mestiere, all’etica e alla deontologia.

Ecco, ogni volta che si scrive che a L’Aquila i membri CGR sono stati processati “per non aver previsto il terremoto”, o che si omettono le loro molte responsabilità extra-penali, succede qualcosa di analogo - come spiega Massimo Giuliani:

un effetto della falsa informazione è anche questo: la persona si sente defraudata della verità della propria sofferenza. Perché non c’è niente di peggio che raccontare bugie sul dolore delle persone”.

Scienza sotto attacco” - uno schema che si ripete. La giornalista di Wired ha ragione quando parla di déjà vu, ma sbaglia “immagine'. Anzi, film. A riproporsi è uno schema di mistificazione dei fatti: la “scienza sotto processo”. Gli attori che presuppone questa rappresentazione sono una ‘magistratura ignorante’ che spezza le carriere ai 'poveri scienziati' (‘colpevoli’ solo di fare il proprio lavoro), dunque facili “capri espiatori” da gettare in pasto alle folle irrazionali. E’ quello che si chiama un “frame narrativo”.

Se al populismo anti-giudiziario ha lavorato Berlusconi per un ventennio, la declinazione della magistratura come “forza oscurantista” è in larga parte figlia dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV). Infatti, quando i membri CGR furono indagati, nel 2010, il mantra del “Processo alla scienza” lanciato dall’istituto ebbe successo internazionale, grazie anche all'adesione acritica di gran parte della stampa - specializzata e non.

Stavolta la reazione è stata pronta. Il primo a intercettare e criticare il falso refrain stavolta è Francesco Sylos Labini, che sul suo Blog sul Fatto quotidiano (28 Dicembre) sgombra il campo da alcuni dubbi:

(….) non c’è stato nessuno scontro tra giustizia e scienza né nel processo de L’Aquila né nel caso Stamina, non c’è stata nessuna crociata oscurantista da parte della magistratura (…).

E chiude focalizzando il vero legame, quello politico:

La crociata oscurantista contro la scienza è, in effetti, in atto da parecchi anni, ma non la stanno conducendo né i magistrati né qualche movimento pseudo-scientifico, bensì la politica, e alla luce del sole senza che quasi nessuno dica nulla in proposito”.

Sylos Labini fa alcuni link ad articoli partiti lancia e resta nel riproporre la falsa opposizione magistratura-scienza: Internazionale (24 Dicembre) che, evoca “rischi” (che la scienza venga giudicata senza criterio, ndr) che sono “chiari ed evidenti” se “si pensa a casi del passato come appunto Stamina, o il processo sul terremoto dell’Aquila”. E così L’Unità (21 Dicembre), quando scrive del “fantathriller della Xylella fastidiosa”, non manca di far riferimento alla Commissione Grandi Rischi. Mentre il primo attacco de Il Foglio(22 Dicembre) è seguito da un rinforzo dell’”epistemologo” Gilberto Corbellini (25 Dicembre), che parla di “protagonismo giudiziario” - ignaro, forse, che Cataldo Motta in questi venti anni ha “eradicato” la Sacra Corona Unita, la mafia pugliese. E’ una garanzia? No, ovviamente.

Se l’impianto accusatorio regge sarà il processo a dirlo, ma pensare che un procuratore di quel livello si giochi la faccia per far contenti gli ambientalisti, come suggerito, è una forma di delegittimazione. Perché in questa cornice comunicativa, schiacciare un giudice che ha svolto un ruolo chiave nella storia antimafia d’Italia allo stesso livello di chi ha firmato l’assurda sentenza per cui i vaccini provocano l’autismo, equivale a offrire al lettore un quadro fuorviante sulla professionalità e la deontologia degli attori in campo.

A Sylos Labini fa eco un articolato e incisivo post Facebook - di Giorgio Galleano, giornalista di Rai3 - che si apre chiamando in causa l’abc del mestiere:

Che il caso Xylella venga dipinto dagli indagati e dai loro referenti politici come ‘lotta della Magistratura contro la Scienza’, si può capire: ma se lo fanno anche i giornalisti allora il vero conflitto diventa quello dell’informazione contro se stessa, ovvero dei giornalisti contro le regole del mestiere

L’articolo di Wired è solo l’ultimo, maldestro tentativo, di forzare casi diversi tra loro per metterli dentro un’unica “scatola concettuale”. E l’ultima aggressione, per riprendere le parole molto precise di Galleano, “contro le regole del mestiere”.

Giornalismo scientifico, un brutto momento? Il frame ideologico ‘magistrati contro scienza’ sembra far presa, paradossalmente, più sull’informazione scientifica, che non su quella (cosiddetta) ‘generalista’.

La teoria per cui nella scienza non abbia senso sentire “le due campane”, ma che ci sia uno “stato dell’arte”, e quello soltanto, è una semplificazione fuorviante. Tale costrutto ideologico, introiettato anche da alcuni autorevoli commentatori, contiene un errore alla radice: salta a piè pari l’irrisolto dibattito sulla presunta neutralità sociale della scienza che ha attraversato il Novecento - e non solo. Così, ad esempio, la messa a tema degli interessi, e/o dei conflitti di interessi che permeano ogni ganglio della produzione scientifica è totalmente assente. Ed è esattamente in questo vuoto d’indagini che possono prendere piede le teorie “complottiste”, o strampalate - che sono quindi l’effetto, non la causa, del fatto che i filtri critici siano saltati.

Quando il The New York Times indaga, per mano di un Pulitzer, sulle relazioni marce tra accademici e industrie OGM, per esempio, di rado si parla di 'complottismo'. Anche perché il Freedom of Information Act (Foia) consente ai giornalisti e alle organizzazioni statunitensi (come US Right To Know, nello specifico), l’accesso a migliaia di documenti - sopratutto email - che supportano i fatti. E così altri media, come Independent Science News, possono portare il livello d’indagine a livelli ancora più approfonditi, mostrando quel che il The New York Times “ha lasciato fuori”. Ma in Italia, questo non è possibile, certi strumenti non esistono.

In questo contesto, pensare che, da noi, le grandi industrie si comportino secondo logiche di marketing e di pressione diverse che negli Usa (o altrove), e/o che, in ogni caso, sbatterebbero il muso contro l’assoluta integrità morale dei nostri ricercatori, è un’ipotesi scollegata dalla realtà.

Tweet e silenzi imbarazzanti. Altro triste esempio della strumentalizzazione della falsa narrazione sulla “Grandi Rischi” sono i tweet dei senatori PD Stefano Vaccari, segretario della Commissione Ambiente di Palazzo Madama, e Massimo Caleo, capogruppo Pd nella stessa Commissione: vogliono che Bernardo De Bernardinis rimanga presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).

Abbiamo già scritto che quando la magistratura ha sollevato una questione di compatibilità tra incarico e condanna (De Bernardinis è stato condannato a due anni in Cassazione per omicidio colposo plurimo), i vari governi Berlusconi/Letta/Renzi hanno replicato che “l’omicidio colposo non è reato contro la Pubblica amministrazione”.

Stavolta è “una nota della FLC CGIL che solleva in sintesi una questione di opportunità rispetto alla permanenza di De Bernardinis nelle funzioni di presidente” dell’ente. Ma i senatori PD della Commissione ambiente rilanciano: “sbagliato richiedere rimozione De Bernardinis”:

Il professore De Bernardinis, presidente dell’Ispra, ha condotto l'Istituto con competenza e autorevolezza, consolidandone il ruolo di sicuro punto di riferimento per le Istituzioni e la comunità scientifica italiana e internazionale. Riteniamo che interrompere ora un cammino faticosamente avviato non restituirebbe alcun prestigio all'Ente, anzi rischierebbe di minarne il processo di consolidamento e rafforzamento in atto, aprendo uno scenario dai contorni non definiti né prevedibili”.

Insomma, per Caleo e Vaccari, l’unico “braccio istituzionale” che la giustizia ha riconosciuto colpevole sarebbe, in sostanza, insostituibile. “Argomento”, questo, sì, che all’estero avrebbe dell’incredibile. Ma non in Italia. Forse per questo i senatori ci mettono la faccia. E tirano di nuovo in ballo - in tweet poi rimossi - il “processo per non aver previsto il terremoto”. Ancora! Sapendo che pochi, quasi nessuno, chiederà loro conto del fatto che ridare una verginiità all'ex Capo della Protezione civile ha poco a che fare con l'etica pubblica.

Certo, difficilmente gliene chiederà conto Wired. Ma nemmeno Pietro Greco, influente giornalista scientifico italiano, “difensore CGR” nella variante “errore di comunicazione del rischio” - il quale ha anche un conflitto d’interessi oggettivo, in quanto membro del Consiglio scientifico dell’Ispra stesso. Non è interessato alla questione un altro influencer, Marco Cattaneo, il direttore del prestigioso Le Scienze, che ha negato dignità di discussione al fatto stesso in un post Facebook. Del resto, Cattaneo, nei membri CGR ha visto i capri espiatori di una complessità di cui, però, nella sua produzione giornalistica non c’è traccia.

Che siano i familiari delle vittime del processo Grandi Rischi, come Maria Grazia Piccini della Ilaria Rambaldi Onlus, o Vincenzo Vittorini, tra i fondatori di Fondazioe 6 Aprile per la Vita, o i ricercatori di Return On Academic Research (Roars) come Francesco Sylos Labini, a intervenire sulla competenza e la deontologia (di gran parte) dell’informazione (anche scientifica), è sintomatico. E va visto nel contesto.

Sono oltre 20 anni che il dispositivo giuridico, nel bene e nel male, ha coperto il vuoto lasciato dalla politica, nel tentativo di mettere un freno al degrado istituzionale, culturale e morale verso cui il berlusconismo ha tirato il paese. Con strumenti spesso inadeguati. Ma il governo Renzi, sulle questioni di fondo, è contiguo a quello precedente. La differenza è che lo smantellamento in corso - sanità, istruzione, diritti e ricerca - adesso ha una (abusiva) ”investitura popolare”, di quella che, ancora, alcuni chiamano 'sinistra'. Così l’informazione ha meno problemi ad adeguarsi. E quella di settore sembra risentire, più di altre, di una certa mancanza d'autonomia.