Dissonanze

13 Maggio Mag 2016 1544 13 maggio 2016

Epilessia, quando medici e politici fanno proprio lo stigma

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Qui da noi si curano politici che sono nomi nazionali, nomi ‘forti’, non mi crederebbe se glieli facessi, ma ovviamente non glieli farò, perché con il lavoro che fanno … insomma, sarebbero rovinati se si sapesse che soffrono di epilessia”.

Un neurologo

Siamo a Pisa e a parlare è un neurologo che, assieme ad altri colleghi, ha contribuito a una ricognizione sullo stato dell’arte di questa particolare patologia - pubblicata da chi scrive sul mensile Mente&Cervello.

Buonafede, terreno fertile del pregiudizio? Sulla buona fede del medico (uno “di quelli bravi”, tra l’altro), non ci sono dubbi: a lungo ha parlato di quanto il “pregiudizio ancora oggi grava sui suoi pazienti”, o delle “difficoltà che incontrano nella vita di tutti i giorni, a partire dall’ignoranza delle persone”. E i suoi tentativi di confortarli sono sinceri. E’ proprio in questo contesto - che vuol essere di cura, di prossimità - che le parole del medico “parlano” dei messaggi di cui si è fatto veicolo.

Epilessia e “doppio standard” Il primo messaggio è evidente. Dell’epilessia delle “persone comuni” si può parlare. Anzi, si deve: “per combattere l’ignoranza”. Ma è un tabù l’epilessia dei politici, specie se sono importanti (“nazionali”). Chi guida il paese, sembra pensare il medico, non può soffrire di una patologia legata al cervello - dirlo, sarebbe come segargli la carriera. E’ un curioso capovolgimento: i politici che hanno una patologia socialmente stigmatizzata non solo non se ne fanno testimonial, ma si curano in segreto.

Un’altra conferma della credenza che la figura dell’intellettuale non possa soffrire di epilessia si riscontra nella semantica di certe (comuni) campagne di sensibilizzazione all’epilessia - che ruotano attorno a un testimonial preciso: l’atleta. Lo sportivo, con la propria prestanza fisica, “smentisce”, in qualche modo, la patologia. E allontana l’attenzione da quella “scatola nera” - il cervello - che tanto spaventa.

Le campagne di “sensibilizzazione”: a chi parlano? Nei corridoi di neurologia di un qualsiasi ospedale è facile trovare raffigurazioni di grandi eroi della storia, con la scritta “anche loro soffrivano di epilessia”. Il messaggio vuol essere, con ogni evidenza, del tipo: ‘si può fare di tutto nonostante l’epilessia’. Ma il sottotesto è un altro. Carlo Magno, per fare un esempio, è il più quotato. Ma immedesimarsi con un tale “profilo”, avrebbe, quello sì, forse, qualcosa di strano. Il conforto è nella prossimità, non in figure “leggendarie”, astratte e per certi versi irreali. Carlo Magno può aver sofferto di qualsiasi cosa, questo non fa che renderlo più grandioso - “per definizione” di Carlo Magno.

Campagne comunicative che dicono molto sulla cultura (pietista) di chi le ha pensate che non sulla realtà delle epilessie - come se portare tali esempi parlasse, ancor prima che a chi soffre, a chi questa sofferenza è incapace di accogliere.