Down in the Seine

28 Marzo Mar 2013 2326 28 marzo 2013

FENOMENOLOGIA DEI BOBO

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"Diremo allora che il vero Bobo parigino è qualcuno che ha un livello d'istruzione e un reddito superiori alla media; lavora di preferenza in settori come la moda, la comunicazione, il marketing, i media o le nuove tecnologie. E' un divoratore di internet, di alta tecnologia, di televisione via satellite e di prodotti bio. Vive in un loft o in un vecchio spazio industriale riconvertito nel X o nel XX arrondissement o nella zona della Bastiglia, bastione popolare e saldamente proletario ma divenuto oggi "terra Bobo", quartiere chiaramente branché, vale a dire di tendenza. Tranne il Bobo omosessuale, che invece preferisce il Marais nel III e IV arrondissements."

Così parlò il Courrier International, faro luminoso della magnifica informazione globalizzata e progressiva, immancabile come un MacBook Pro nel soggiorno del parigino branché: del Bobo per l'appunto, ovvero del Bourgeois-Bohème, il "borghese benestante con l'animo dell'artista squattrinato".



Ma il Courrier, come la sua versione italiana che è L'Internazionale, ricicla (sapientemente, e gliene sia reso grazie) articoli altrui. In questo caso della Stampa piemunteisa. Ma come! Il Courrier che cita la Stampa per rappresentare la Parigi di questo primo scorcio di XXI Secolo? Mais oui. Proseguiamo.

"I Bobo hanno figli Bobo che giocano con giocattoli educativi acquistati in negozi che praticano il commercio equo e solidale; si spostano in Velib', la bicicletta pubblica (il BikeMi di Parigi, per i milanesi, nota del blogger), passeggiano la domenica sulle sponde del Canal St. Marin (quello in cui Amélie dal Favoloso Mondo lancia i sassi per farli rimbalzare 564 volte sullo specchio dell'acqua, altra nota mia), non si perdono nessuna mostra segnalata da Le Monde o Libération. Adorano la world music, il cinema d'autore e i libri di Naomi Klein. Sono favorevoli al matrimonio per tutti e votano socialista o verde". Ecc. ecc.

In altre parole, conclude l'articolo, "i Bobo hanno sostituito la gauche caviar degli anni '80". Oddio, questo mi pare ingiusto. A me la gauche caviar fa pensare a Gianni De Michelis, non so perché. Roba untuosa, ipocrita. Il Bobo invece, secondo me ci crede. E' onesto; altrimenti non è un vero Bobo. Insomma qui ad Abbesses, anche se siamo nel XVIII di arrondissement, di Bobo pullulano le strade. E anche un po' il mio appartamento.



Ma non fai in tempo a inquadrare il Bobo che Le Figaro spernacchia il Courrier: i Bobo sono roba vecchia, questo è il tempo dei Bomo, i Bourgeois-Moche, ovvero i borghesi brutti. Non in senso letterale, s'intende: "Il Bomo è anti-glamour, stufo dell'onnipresenza dei fashionistas, s'industria per restare fuori dai codici classici della seduzione", dice la cacciatrice di tendenze Bénédicte Fabien, citata dal quotidiano filosarkozista. "Il desueto, il popolare simpatico, i calendari della Posta tornano in grande spolvero", dice lei. Mah. Sono le ragazze che "mettono al bando le scollature, osano il giallo senape". E per lui? Il gilet del nonno da recuperare. Ma che sia originale e un po' smorto, non vintage e modaiolo. E basta con il quinoa e il seitan, il Bomo preferisce la cucina rustica della tradizione francese. Grassa, sudata.

Sì, qualche Bomo l'ho incontrato. Esistono, come il Lussemburgo. Ma al Cosbo non ci credo. Secondo Le Figaro il Cosbo è il Bourgeois-Cosmico, d'ispirazione retro-futurista, espressione di una specie di amore fideistico per l'avvenire come negli anni '60, ma proiettato nell'epoca attuale: look monocromatico, minimalista, lineare. Il suo universo? A metà tra il Guggenheim e Star Trek.

No, Figaro, no. C'è un limite alla voglia di scoprire le tendenze. Due coglioni vestiti da Spock che passeggiano sull'Ile St. Louis non fanno una moda.

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