Down in the Seine

6 Aprile Apr 2013 1601 06 aprile 2013

I MOSTRI DEL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE

  • ...



Da qualche tempo le pittoresche stradine di Montmartre sono infestate da due bizzarre e inquietanti creature: l'Uomo-Pollo e l'Uomo-Sandwich. Come moderni Gobbi di Notre Dame, trasposizioni di Quasimodo in un'epoca da consumismo spiccio fra slanci di globalizzazione e ristrettezze da crisi finanziaria, queste due creature goffe e deformi infestano uno degli angoli più celebrati e iconici di Parigi terrorizzando (ma anche affascinando) turisti e autoctoni.

Quanto a me, sono perplesso. Dopo averli incrociati sotto casa decine di volte e studiati per ore dal punto d'osservazione privilegiato della finestra del soggiorno, ancora non riesco ad afferrarne i misteri. Non mi darò pace finché non avrò osservato almeno un passante che, spinto dalla vista dell'Uomo-Pollo o apostrofato dall'Uomo-Sandwich, decida - sulla base del loro intervento - di mangiare in uno dei fast food che queste creature mitologiche pubblicizzano e rappresentano. Finora ho visto piuttosto bambini scoppiare a piangere all'avvicinarsi dell'Uomo-Pollo che abbozzava un sorriso stentato sotto la barba di tre giorni.

Mi chiedo cose stupide come: quali competenze saranno richieste per essere assunti come Uomo-Pollo? Immagino il colloquio di lavoro: "Ha precedenti penali per omicidio, atti osceni in luogo pubblico o rapina a mano armata? No? Bene, lei soddisfa tutti i nostri requisiti: è assunto!".

Ma il problema vero è che questi umanoidi alimentari mi comunicano invariabilmente malinconia e sgomento.



Che c'è di lugubre in un Uomo-Pollo o in un Uomo-Sandwich?, vi chiederete giustamente. Di per sé niente, anzi: potrebbero trasmettere allegria, come certi Babbi Natale talvolta riescono quasi a fare il 24 dicembre. Il problema è che abitando in vista dell'angolo di Rue de Steinkerque in cui lavorano, io non mi limito a coglierne l'immagine passeggera e superficiale che devono averne le orde di turisti dirette al Sacro Cuore, ma li vedo ciondolare senza pace come anime intrappolate nel limbo dantesco a tutte le ore del giorno; li colgo nei momenti in cui escono dal personaggio e (ignari di essere osservati) compiono gesti del tutto incoerenti con il ruolo: tipo grattarsi le chiappe o entrare al supermercato di fianco per comprare un tramezzino con cui pranzare (ma com'è che non si nutrono presso i locali che rappresentano? Cosa vogliono dirci, subliminalmente parlando, con il loro cercare altrove il proprio pasto?). Ne noto i costumi stropicciati, l'espressione annoiata che scappa ogni tanto, le scarpe da graffitaro di East London.

Insomma, più che il Babbo Natale sorridente e ben pasciuto che fa le foto coi bambini di fronte a Rudy la Renna, mi ricordano il Babbo Natale di Dan Ayckroyd in Una poltrona per due che ubriaco, col vestito sporco e la barba finta mezza staccata, entra armato di pistola al party dell'azienda e addenta un trancio di salmone tutto intero.

Resta solo la Maison du Chocolat a non avere ancora un rappresentante in forma umanoide. E i vicini di casa, in ascensore, paventano preoccupati la comparsa dell'Uomo-Tavoletta.

Correlati