Down in the Seine

5 Giugno Giu 2013 2240 05 giugno 2013

FLOWER POWER

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Non si possono spiegare gli Stone Roses a chi non li conosce.

Perdonatemi questa frase odiosa e invece di mandarmi al diavolo come meriterei, continuate se potete. E' che scrivo in preda all'esaltazione. Non sono passate ancora 24 ore da questo autentico Baccanale, rito orgiastico di gioia e di estasi collettiva per noi che abbiamo riempito La Cigale di Montmartre martedì sera.

Non ho mai visto un leader di una band più goffo, incapace di ballare, fuori moda e fuori dal tempo di Ian Brown degli Stone Roses; e al tempo stesso, forse non ne ho mai visto uno altrettanto carismatico, immenso nella sua bassa statura e in questa piccola sala da concerti che vibrava di energia. Ci ha tenuti sul palmo della sua mano per due ore.

Fa cinquant'anni quest'anno e li dimostra tutti, Ian. La band si sciolse in un'epoca ormai lontana e non se ne seppe più nulla; il loro ultimo album, soltanto il secondo di una storia effimera e folgorante, è di 19 anni fa. Ma ieri eravamo tutti stregati dai tamburelli che aveva in mano, da quei due passi impacciati che ha ripetuto dal primo all'ultimo minuto, incapace di pensarne altri - non sapeva ballare neanche quando di anni ne aveva venticinque e scriveva una delle pagine più belle della storia del Pop e del Rock.

Una delle più belle, e visionarie, perché è difficile trovare una band, onestamente, che abbia avuto un rapporto con i propri fan simile alle Rose di Pietra. "Band di culto" non arriva nemmeno lontanamente a rendere l'idea. Il loro secondo album lo possiamo anche tranquillamente dimenticare; bastò il primo, nel 1989, a creare il mito. Penso di non dire cazzate se scrivo che nel pop inglese forse non c'è mai stata una band, forse nemmeno gli Smiths, che siano arrivati in quel modo al cuore dei fan. Musicalmente, la semplicità era la loro qualità migliore.

Ieri sera, la gente è andata in estasi nel momento in cui hanno attaccato I Wanna Be Adored e ci è rimasta ben oltre la conclusione, adattissima, con I Am the Resurrection. Occhi chiusi, braccia alzate, momenti di lotta selvaggia nel parterre ed altri di contemplazione, tipo visione mistica.

In quei due titoli, quello con cui hanno aperto e quello con cui hanno chiuso, c'è tutto quel che gli Stone Roses avevano da dire: talmente esagerati, nella loro arroganza, da essere credibili. Ieri sera, oltre a osannarli, abbiamo voluto loro bene.

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