Down in the Seine

14 Giugno Giu 2013 2040 14 giugno 2013

IL CACCIATORE CHE CI PIACE

  • ...



Fa un po' ridere quando dico che compro ancora i cd. Ma c'è del metodo anche nella mia follia. Non è che sono (del tutto) gonzo. Il mio pusher è il mitico Gibert Joseph di fianco alla Sorbona: un cd d'occasione te lo tira dietro tra i 2 e i 4 euro. Per capirci, 2 e 4 euro a Parigi sono rispettivamente il prezzo di un caffè e di un cappuccino (cattivi).

E non sono cd-pacco, tipo quelli dell'Autogrill, raccolte degli scarti di Mino Reitano o "the worst of" di vecchie glorie (ma c'è anche solo un brano, in quelle raccolte di Bob Marley, che abbiamo mai sentito nominare? Ma sono davvero sue quelle canzoni?). E le condizioni dei cd di Gibert Joseph sono perfette: impossibile rendersi conto che sono d'occasione; alcuni poi lo diventano, d'occasione, semplicemente perché nel frattempo è uscita una ristampa più recente rimasterizzata in versione bonus con in esclusiva le impronte digitali della domestica del fratello del bassista.

Quindi, nelle mie spedizioni da GJ, capace che esco con quattro o cinque album tra Rolling Stones, Radiohead e Strokes a dieci euro in tutto.

Ma finora sto menando il torrone. Veniamo al sodo.

Quando vado a caccia di cd ho anche un'altra regola. Ogni anno, mi concedo una manciata di nuove uscite, album che anche dal buon GJ arrivano a costare 12-15 euro (in una Ricordi qualunque sarebbero a 24). Perché insomma ci sono dischi che escono oggi e non puoi aspettare il 2023 per ascoltarli. Il loro momento è adesso. Se li perdi, peggio per te. Io ancora mi rodo e mi roderò a vita per non aver preso Nevermind nel 1991. E' uno dei tre rimpianti più grandi della mia vita.

Ah, di nuovo a ciurlare nel manico. No, ora vengo davvero al punto.

Il punto è che quest'anno, uno dei rari album a cui tocca il privilegio è Monomania, dei brooklyniani Deehunter. Una band che mis-conoscevo e che non avevo mai degnato troppo d'attenzione. Mal me ne incolga. Monomania è splendido splendente. Un altro mattoncino nella mia ricostituenda fiducia nelle sorti del rock and roll.

Un po' Wilco, un po' Strokes dei tempi d'oro, un po' Sonic Youth, un po' Velvet Underground, insomma americani fino al midollo. Un miracolo che li abbia potuti scoprire: io che da qualche tempo, non so perché, ogni volta che ascolto qualcosa di non British mi sembra di bestemmiare in chiesa. Questi "cacciatori di cervi" mi hanno riaperto gli occhi al mondo. E anche se siamo a metà anno scarso, ho deciso che squalificherò tutte le riviste musicali che il prossimo gennaio non avranno quest'album entro i primi tre posti nel "meglio del 2013".

Correlati