ECHI DI INCHIOSTRO

25 Marzo Mar 2016 1632 25 marzo 2016

Da Ciroan a Dostojevski: Omicidio Varani

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Quando ho letto le notizie sull’omicidio Varani, la prima reazione è stata quella di sfogliare il “Sommario di Decomposizione”, Biblioteca Adelphi, dove Emil Ciroan (1911 - 1995, filosofo rumeno) con un’incredibile “cosciente dissacrazione” analizza un mondo in decomposizione. Nel suo Sommario, ad un certo punto dice “se tutti coloro che abbiamo ucciso col pensiero scomparissero davvero, la terra non avrebbe più abitanti”; è proprio questa la frase che cercavo - mi sono detto. Ma nella sua frase è evocato qualcosa di più terribile: l'ombra del “pensiero omicidiario”. Tutti sono assassini perché tutti abbiamo pensato alla morte di qualcuno, o abbiamo desiderato che qualcuno sparisse dalla circolazione, o solo dalla nostra vista. Ma certamente un “pensiero” è ben diverso da un “pensiero che diventa azione”. Eppure nel caso Varani, la voglia di uccidere è iniziata con un “pensiero confidato”. Che poi si è decomposto, degenerando, in quello che sappiamo.

IL FATTO - Marco Prato raggiunge l’amico Manuel Foffo, nel suo appartamento, è il 2 marzo 2016, inizia il festino a base di droga, alcool, farmaci, sesso. La notte passa veloce e, dalle ricostruzioni fatte fino ad ora, sono almeno quattro le persone che entrano nell’appartamento. Dopo 36 ore Marco e Manuel partoriscono l’idea di voler uccidere qualcuno, per il solo gusto di capire cosa si prova. Pare che il tutto sia iniziato con la confidenza di Foffo al suo amico Prato: desidero la morte di mio padre! Cercano la vittima sacramentale girando con l’auto, nelle zone battute da omosessuali e transessuali di Roma, non trovando nessuno. Arrivano al 4 marzo, senza probabilmente riposare mai, inviano oltre venti messaggi a conoscenti per invitarli al festino, nessuno da seguito a quei messaggi. Sono le ore 8:30 del 4 marzo 2016, il messaggio arriva a Luca Varani, accetta l’invito con tanto di promessa di ricompensa, 120€. Luca arriva, ignaro di tutto, si fa una doccia, gli offrono da bere: alcool e droga, a sua insaputa. Luca vomita, si sente male, stordito. Allora gli dicono che hanno voglia di ammazzarlo… e lo ammazzano, non subito: coltellate, botte, martellate, corde vocali recise, fazzoletti in bocca per non farlo urlare, ma non muore Luca, non cede ai colpi… fino all’ultimo straziante atto che lo rende esanime. Tutto compiuto. Cosa si prova ad ammazzare qualcuno? Era il 4 marzo del 2016, esattamente 69 anni prima, il 4 marzo 1947, in Italia è eseguita l’ultima condanna a morte, la stessa che ora la famiglia Varani chiede, a gran voce, per la morte del figlio, dall’oblio del loro dolore, lancinante e senza respiro. Pensando a questo caso, ho voluto consultare il Manuale di criminologia clinica, di Marco Strano - SEE Editrice - dove trovo la definizione di edonista orientato alla ricerca del brivido: il killer ha come punto focale la ricerca del piacere sessuale e personale; il killer necessita di una vittima che resti in vita il più a lungo possibile prima di essere uccisa; ha il macabro desiderio di una vittima cosciente - (Luca viene avvisato dal suo assassino che lo ammazzeranno, proprio quando il cocktail diabolico fa effetto indebolendo le capacità reattive del giovane) - che capisca cioè quello che sta accadendo, che comprenda in quel momento il padrone della sua vita è il suo killer; tutto questo crea il “brivido omicidiario” che l’edonista aggressore cerca.

Acquisendo queste nuove nozioni ho immaginato e compreso molte cose: intanto che del genere umano non ti puoi fidare, per nessun motivo; che gli animali uccidono per una necessità alimentare, mentre gli umani - che non me la sento di definire animali, è un oltraggio alle bestie - possono uccidere i propri simili per puro piacere edonista, per noia, per provare cosa si prova, dando alla vita, dunque, un becero e ridicolo valore; ho cercato di immaginare la sensazione del carnefice, eccitato dalla furia omicida del momento, pensando poi alla vittima, soggiogato dal veleno che gli hanno offerto da bere, ingannato dalla ricompensa di denaro per la sua venuta in casa, dei suoi soffocati respiri, impossibilitati ad espletarsi in grida, afono perché senza corde vocali, recise dal loro gioco mortale, ove Regia non era l’istinto, ma il macabro disordine di un desiderio decomposto, putrefatto ed esploso in quello che tutti, ora, sappiamo. Gli omicidi come questi lasciano il vuoto dentro, e il vuoto “succhia” ogni cosa, come fosse luce in prossimità di un buco nero: svanisce nemmeno avendo il tempo di coscienza. La coscienza che di frequente manca a chi indelebilmente si macchia di questi atroci delitti.

Ci sono state le confessioni. Molte ancora da valutare. E questo compito aspetta solo agli inquirenti che stanno trattando questo delicatissimo caso, dove troviamo situazioni private per nulla di poco conto, come i giochi omoerotici tra persone eterosessuali, ad esempio. Due di loro sono ufficialmente eterosessuali…. uno di loro è un omosessuale dichiarato. Le tendenze sessuali centrano qualcosa? Solitamente no. Ma in questo caso pare che il mondo omosessuale sia chiamato in causa: il padre di Foffo ci tiene a precisare che a loro piace la donna vera…. come se in questo momento sia di estrema importanza dover affermare l’assoluta appartenenza alla linea di demarcazione della normalità, quella dell’eterosessualità appunto. Che se pure fosse “normale” testimonia, fatti alla mano, che un eterosessuale ha commesso cose non-normali per il quieto vivere, e il senso civico se mai è esistito in quella lunga e interminabile notte. “A noi Foffo non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E Mio figlio non è da meno…”. Un genitore disperato, che fa una dichiarazione disperata, nel tentativo di restaurare una parvenza di normalità distrutta, irreparabilmente, da questa triste vicenda.

Pare che Manuel sia stato minacciato, ricattato per un rapporto sessuale avuto con Marco Prato la notte di Capodanno, registrato con il cellulare, e utilizzato per tenerlo sotto scacco. Dunque Manuel avrebbe accettato di rivedere Prato proprio per convincerlo a cancellare quel filmato; peccato che il loro incontro sia poi andato diversamente: battute di caccia con la macchina alla ricerca di omosessuali da torturare; festini a base di droga e alcol; praticamente 2 giorni interi senza dormire, sfatti/fatti di cocaina e altre droghe; i due amici parlano di omicidio e morte, Manuel dichiara di voler uccidere il padre, di desiderare la sua morte; e ciliegina sulla torta ammazzano Luca per provare il brivido di uccidere qualcuno. Ma si…è proprio evidente che l’incontro era finalizzato a convincere Marco ad eliminare quel video sul cellulare!!!

Non posso fare a meno di vedere, in questa vicenda, l’ombra del romanzo di Dostoevskij, I fratelli karamazov: ci vedo la stessa atmosfera, gli stessi sentimenti contorti, l’odio per il padre che porta alla sua uccisione, omicidio stimolato anche dai discorsi parricidi tra Smerdjakov (l’assassino) e Ivan; poi il senso di colpa, e l’elaborazione della colpa, che porta allo scontro dell’Io con il senso dell’etica, della morale, di Dio, nella ricerca finale dell’amore, dell’accettazione della sofferenza attraverso il metabolismo della colpa: noi siamo nature vaste, karamozoviane, capaci di riunire in sé tutti i contrasti possibili e di contemplare contemporaneamente tutti e due gli abissi, l’abisso che è al di sopra di noi, cioè quello dei supremi ideali, e l’abisso che è sotto di noi, cioè quello della più abietta e più fetida degradazione…

Perché si è arrivati a tanto? La risposta la troviamo anche nel libro di Ciroan che non analizza questo omicidio, ma affronta il “mondo” in cui ancora ci troviamo; lo possiamo intravedere già nel titolo: Sommario di Decomposizione. Una perfetta sintesi di cosa è accaduto in questo caso. Si è arrivati alla decomposizione di ogni valore e di ogni idea. Decomposta era la realtà, come l’oggettività e l’obiettività; il buon senso? Decomposto! E le emozioni? Ammuffite! L’eccitazione diventa possibile solo con grandi dosi di alcol e droga, e poco importa se chi ha commesso il crimine è stato un eterosessuale, o un omosessuale: sempre di zombi stiamo parlando! Non oso pronunciare nessuna possibile pena giudiziaria, non aspetta a me deciderla, nemmeno immaginarla, posso solo evocare il torturato, Luca, che sicuramente torturerà i sogni dei suoi carnefici. Per sempre.