ECHI DI INCHIOSTRO

25 Marzo Mar 2016 1740 25 marzo 2016

Otto F. Warmbier: condannato ai lavori forzati in Corea del Nord

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Nella Convezione dell’International Labour Organization, il lavoro forzato è definito come ogni servizio imposto sotto minaccia di sanzioni per il quale la persona non si è offerta spontaneamente. Secondo Anti Slavery sono oltre dodici milioni le persone attualmente sottoposte al regime del Lavoro Forzato. E da oggi se ne aggiunge un’altra in questa marea di schiavi: Otto Frederick Warmbier, studente statunitense arrestato due mesi fa in Corea del Nord, accusato di aver sottratto un manifesto di propaganda politica dall’Hotel Yanggakdo di Pyonyang, in cui risiedeva.

La sentenza, emessa dal tribunale supremo, è il risultato della sua ammissione di colpevolezza (che non è dato sapere se avvenuta sotto la propria volontà, o forzata dalle autorità nord-coreane); Otto avrebbe commesso un atto ostile contro lo Stato, avrebbe dunque insultato il popolo coreano in nome dell’Occidente. Il 16 marzo 2016 viene condannato in via definitiva alla pena del lavoro forzato. Il 16 marzo 2880 sarà, invece, registrata la minima distanza tra l’Asteroide near-Earth 1950 DA dalla Terra, con alta probabilità di collisione col pianeta: forse sarà il giorno buono per la demolizione, definitiva e totale, di ogni luogo di sopruso e di violenza, e per la lieta fine di ogni detenzione inumana e di ogni ingiustizia.

ESPLORIAMO - Il più celebre campo di concentramento della Corea del Nord è Yodok, è la quindicesima colonia penale lavorativa, il luogo dove potrebbe essere detenuto lo studente statunitense. Il perimetro del campo è delineato da recinzioni elettrificate e filo spinato, alte oltre 4 metri, dove nemmeno una rondine osa avvicinarsi. Sul campo di concentramento di Yodok non volano uccelli: nessuno ha le ali, lì nei paraggi nessuno osa spiccare il volo, nessuno prova a sognare. I detenuti cercano di sopravvivere all’interno di abbozzi di capanne, costruite con fango, paglia e assi di legno di discutibile qualità. In una stanza di appena cinquanta metri quadrati possono convivere oltre trenta detenuti. Totale assenza di assistenza medica, inesistente qualsiasi principio di igiene; tubercolosi, pellagra, sono le compagne più fidate dei detenuti. I vestiti si riciclano, nulla si spreca a Yodok: i morti non necessitano di vestiario, quindi ne vengono privati, e concessi ai vivi, con uno scambio di germi e di malattie non concepibile. A Yodok esiste il principio della meritocrazia: i detenuti più bravi vengono nominati “capi gruppo”, un po’ come i kapò nei lager nazisti!!! La pena detentiva non è rappresentata dalle condizioni igienico-sanitarie dei detenuti, ma dal lavoro forzato: gli schiavi (senza distinzione tra uomini, donne, bambini, vecchi) lavorano sette giorni su sette, operano all’interno di cave di gesso, miniere di oro, laboratori di tessitura, distillerie, frequentemente privi di attrezzature adeguate al lavoro. Solitamente l’orario di lavoro è dalle 5 del mattino alle 20 della sera. Segue una brevissima cena; poi una lezione di “educazione ideologica” dalle 21 alle 23. Durante la lezione si puniscono (con la tortura) i detenuti immeritevoli, e chi non ha imparato adeguatamente la lezione del giorno prima. Le donne subiscono una tortura in più: la violenza sessuale, che termina con l’uccisione della vittima il più delle volte; se rimangono incinte, le donne graziate vengono indotte all’aborto.

CONFUTIAMO - Non può esistere nulla del genere! Antonio Razzi (attualmente senatore della Repubblica Italiana) in una sua celebre visita in Corea del Nord non trovò tutto questo: ho girato il paese in lungo e in largo e non ho visto niente. Mi fido delle autorità, non di questo ragazzino che dice di essere scappato da un lager e che poi esce, fa le foto non si sa come, racconta tutto ai giornali e ci fa pure un libro per tirarci su due soldi (fonte, wikiquote). Il ragazzino è Shin Dong-hyuk, esule nordcoreano, raro caso di detenuto riuscito a fuggire da un campo di concentramento nordcoreano.

RICORDIAMO - In Razzi vedo la dolce ma terribile ingenuità del vecchio Kuhn nel “Se questo è un uomo” di Primo Levi: “il silenzio invade la cuccetta che è al terzo piano, Kuhn prega ad alta voce, dondolando con violenza il busto, ringrazia Dio perché non è stato scelto. Kuhn è un insensato… non vede nella cuccetta accanto Beppo il greco che ha vent’anni, dopodomani andrà al gas […] Non sa Kuhn che la prossima volta sarà lui […] Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn…

OREMUS - Se IO fossi stato DIO non avrei sputato la preghiera di Kuhn a terra… piuttosto l’avrei ascoltata, raccolta, e per una volta risposto a voce alta, tuonante, da far distruggere ogni muro, ogni recinto, ogni prigione ingiusta, ogni sopruso. Ma poiché non ero, non sono ne sarò mai Dio - sono solo composto d’Io - lascio volentieri all’Onnipotente il suo atroce silenzio che cesserà, finalmente, il 16 marzo 2880, quando - secondo i calcoli della NASA - un enorme asteroide potrebbe colpire il globo terrestre, spazzando via tutto. Allora ogni regola, ogni legge, ogni cosa creata, dalla più eccelsa alla più squallida, avrà il senso di un briciolo di polvere in una immensa galassia di vuoto, e non avrà più importanza alcun interrogativo, tantomeno domandare alla teologia SUL senso del silenzio divino, di cui prometto un giorno disquisirò vanamente.