ECHI DI INCHIOSTRO

17 Aprile Apr 2016 2000 17 aprile 2016

Salta, o cadi!

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Salta Salto

Quando vedo qualcuno saltare, penso subito che il salto sia l’emblema dell’umanità, il suo simbolo. Vedete… saltare significa per uno sportivo superare un suo limite, ma per chiunque altro significa - metaforicamente - affrontare la vita con cognizione di causa, con quella consapevolezza che ti fa capire quando è ora di fare “un salto” per superare un ostacolo. Chi non salta cade nell’ostacolo, affogandoci. Affrontare una difficoltà significa anche capire quando è il momento di SALTARE. Dopo il salto ci si può storcere la caviglia, e zoppicare per un po’, ma il peggio è passato: è proprio dietro alle nostre spalle.

JEAN GIRAUDOX, scrittore del novecento, diceva che l’uomo che non sa correre, saltare, nuotare, è un’automobile di cui si sarebbe innescata sempre e soltanto la prima (Lo sport, 1924). In effetti il salto è un momento di slancio, non una scappatoia, né una via facile al superamento di uno stallo. C’è la rincorsa che deve essere cosciente e ben ragionata, poi lo slancio, e la capacità di allungarsi ed atterrare.

Sul The Brown Daily Herald, nel 1995, lo scrittore Ray Bradbury spiega perfettamente il senso del salto: Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita.

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