ECHI DI INCHIOSTRO

28 Novembre Nov 2016 0006 28 novembre 2016

Si o No? Il voto di un indeciso

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Il 4 dicembre 2016 sarà ricordato come il giorno del SI e del NO alla riforma costituzionale voluta dall’attuale Governo Renzi. Ma non sarà ricordato, ne commemorato, il coraggio di due donne cristiane, Zofia Kossak Szczucha e Wanda Filippowicz, che il 4 dicembre 1942 a Varsavia, rischiarono la vita per aver fondato il Consiglio per l’assistenza degli ebrei.

Il quesito referendario recita testualmente così: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ’disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”.

Ho provato a raccogliere brevemente i motivi per cui il comitato del SI ci dice di votare “SI”; e il comitato del NO ci dice di votare “NO”. Andiamo con ordine.

Le ragioni del SI. Superare il bicameralismo, ricavando benefici in termini di tempo; solo una Camera sarà chiamata ad esprimere la fiducia al governo, snellendo le procedure legislative; diminuzione del numero dei parlamentari; abolizione del CNEL, fatto che determinerà considerevoli risparmi; miglioramento della democrazia per l’introduzione del referendum propositivo e per le modifiche in riferimento al quorum referendario; il Senato sarà ridotto, ridimensionato, il che produrrà uno snellimento nei lavori del legislatore, e una concreta diminuzione dei contenzioni tra Stato e Regione in Corte Costituzionale. Cos’è il CNEL? … è l’acronimo del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Si tratta di un istituto che potremmo definire “para-parlamentare”, composto da diversi rappresentanti del sindacato e dell’imprenditoria. Venne fondato sull’articolo 99 della Costituzione Italiana. I suoi compiti? Proporre disegni di legge, consulenze governative e parlamentari, in materia di lavoro. Da 121 membri del 2011, oggi se ne contano appena 24. Esiste da oltre 60 anni, ha proposto statisticamente 1 disegno di legge ogni 4 anni, ha sede a Roma presso un edificio di Villa Borghese, suo presidente è Delio Napoleone, indicato da Confindustria, ad oggi le spese si aggirano a più di 8 milioni di euro, soldi che servono per pagare gli stipendi, e la sede stessa.

Le ragioni del NO. La riforma è illegittima poiché creata da un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale (vedi Porcellum); gli amministratori locali chiamati al “Nuovo Senato” godranno dell’immunità parlamentare; la riforma crea conflitti di competenza tra Stato, Camera, Nuovo Senato; sarà più complicato il processo legislativo; la riforma non dimezza i costi della politica, il risparmio calcolato sarà di circa 20%; i disegni di legge di iniziativa popolare dovranno raggiungere le 150 mila firme anziché le attuali 50mila; la riforma centralizza il potere nelle mani del governo, del suo partito e del suo leader.

Anche le scelte politiche hanno la stessa valenza della disquisizione teologica su “Dio c’è” o “Dio non c’è”. Le ragioni del SI sono valide quanto quelle del NO. Da una parte, il SI avvierebbe una timida diminuzione della spesa pubblica, aumenterebbe il potere del Governo e del suo partito, snellendo le procedure relative alle riforme, dando maggiore velocità ai processi legislativi, determinerebbe un primo passo verso una necessaria riforma dello Stato alla luce del periodo storico che viviamo; dall’altra il NO sarebbe invece uno schiaffo al Governo e alla sua timida, anzi tiepida riforma… quale diminuzione della spesa pubblica? Si creerebbe invece solo maggiore confusione nelle competenze e negli equilibri tra Stato, Camera, Nuovo senato; ma cosa più grave si darebbe un potere esagerato per una democrazia al governo e al suo partito, svilendo l’importanza del ruolo delle opposizioni, uniche garanti dell’operato del governo, e “unica entità politica" in grado di contrastare il potere legislativo attraverso gli strumenti democratici.

Non vi dirò cosa voterò io… dopotutto credo che a nessuno importi il voto di un cittadino comune. Siamo stati bombardati di inviti di ogni tipo, dal SI e dal NO… da autorevoli personaggi della nostra società civile, fino agli schieramenti dei giornalisti, le dichiarazioni di ambasciatori, di giornali esteri, minacce velate di ogni tipo.

Voti SI? Sarai colpevole dell’inizio di un processo verso una Nuova Dittatura mascherata da democrazia!!!!

Voti NO? Tua, e solo tua sarà la colpa del fallimento di diverse Banche, bloccherai le riforme, renderai questa povera patria ancora più retrograda, cavalcando l’onda trumpiana, dal sapore di populismo anti-europeo!!!!!

Mi sono scocciato di sottostare alla legge del vivere civile che ti assoggetta a dire sì senza convinzione quando i no, convintissimi, ti saltano alla gola come tante bolle d’aria. Questo è il sentimento di Eduardo De Filippo in "Gli esami non finiscono mai" (1973): concetto di assoluta attualità!

Non trasformiamo questo referendum in una guerra interna, civile, tra cittadini, né in una contrapposizione tra i “SI” e i “NO”. Questa superficialità, questo fondamentalismo delle ragioni del si e del no, questa violenza nell’esprimere le proprie opinioni o i propri convincimenti, è la causa del male e di ogni male di una società. Quando ci si accanisce con tale passione-negativa a convincere gli altri di dire “SI” o “NO” ad un referendum, anche con l’arte della velata minaccia, - (vedi la stampa estera e le minacce se voti "NO", o vedi alcuni personaggi che velatamente ti dicono di stare attento a votare "SI" perché rischi il tuo non-lavoro, la tua non-ricchezza, la tua non-abbondanza, la tua non-felicità) - è evidente che tale attività sia opera della parte emotiva-arcaica del nostro cervello, quella cioè priva di controlli e freni inibitori, in un certo senso quella parte del cervello che ha dato il coraggio di sterminare milioni di ebrei, o di lanciare le bombe atomiche su Hiroshima; e non è affatto un paragone assurdo ed esagerato, perché l’atteggiamento ha la stessa matrice, la stessa natura violenta, di imposizione del proprio ideale, a tutti i costi, anche a costo di “eliminare gli amici che voteranno si, o che voteranno no”, dalla lista faceboookiana. Ridicolo! No? Si… Proprio ridicolo… come fu ridicolo lanciare le Bombe su Hiroshima. Come fu ridicolo concepire l’annientamento degli ebrei, nel ridicolo sogno nazista dell’olocausto.

A quale violenza mi riferisco? Questi i toni che mi hanno più scosso e sconcertato...

Antonio Ingoria, ex pm antimafia, durante un dibattuto sul referendum a Catania dichiara che è una pessima riforma che va incontro alle esigenze di quelle lobby più o meno occulte e che hanno da sempre condizionato il nostro paese.

Giuliano Cazzola, economista, dichiara alla trasmissione L'Aria che tira su La7 che se vincono le ragioni del si "biosgna prendere le armi contro il M5S perché la riforma è pericolosissima... apre la strada al potere assoluto di Beppe Grillo"

.... e potrei continuare con tante altre affermazione, pro si, pro no, che velatamente esprimono concetti cosi duri, aspri, che se fossero realmente veri altro che mafia e colpo di stato, c'è da fuggire, lontanissimo, fuori dal sistema solare.

Per votare con coscienza bisogna studiare. Impegnarsi. Leggere integralmente la riforma, le leggi. Entrare nel merito. Farsi una idea propria, senza essere influenzati dall’onda emotiva. Senza votare “perché lo ha detto tizio o caio”. Su 100 utenti contattati su Facebook, solo il 3% si è interessato ad uno studio profondo della riforma costituzionale proposta da Renzi, e dei cambiamenti che vuole sottoporre al voto referendario. Tutti si sono basati sui messaggi del portavoce, del politico, del sostenitore, del giornalista… “Lo ha detto Tizio, Caio e Sempronio, quindi voto SI ... voto NO”.

Ritorniamo dunque all’essenziale. Ritorniamo a Pitagora: “Le due parole più brevi e più antiche, sì e no, sono quelle che richiedono maggior riflessione”. Abbiamo ancora tempo per riflettere. Coscientemente. Cognitivamente.

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