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15 Dicembre Dic 2016 1642 15 dicembre 2016

Escher: istruzioni per l'uso

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Viaggio in Italia

Prendete i pezzi migliori di Maurits Cornelis Escher, servitelo a Palazzo Reale, condite il tutto con percorsi interattivi e riferimenti alla cultura cine-musicale contemporanea e avrete una delle migliori mostre attualmente aperte a Milano.

Inquadriamo il soggetto: stiamo parlando di un artista olandese che ha dedicato la maggior parte della sua vita alla produzione di xilografie. Non parliamo di banali incisioni sul legno ma di ‘gioielli’ che raccontano un viaggio dell’artista nel mondo della matematica, dei paradossi e della spazialità. Consideriamo per prima cosa l’opera omnia di Escher. L’evoluzione tematica è notevole: da rappresentazioni paesaggistiche del Belpaese, nel quale ha soggiornato per diversi anni, a raffigurazioni geometriche, alle metamorfosi, approdando infine ai paradossi.

Il percorso comincia proprio con una serie di opere dedicate ai borghi toscani che hanno colpito a tal punto il giovane Escher da farlo ritornare nel nostro Paese per un’esplorazione più approfondita di Roma, del Meridione e di Venezia. Da non trascurare che proprio in Italia il legame si è intensificato grazie all’incontro con la futura moglie Jetta Umiker.

Metamorfosi

I veri pezzi da novanta di Escher emergono procedendo nella mostra che segue un percorso di maturazione dell’artista stesso. Arriviamo al nocciolo: Le Metamorfosi. Opera che colpisce in primis per l’estensione (quasi 4 metri) e successivamente per l’abilità di saper concatenare e fondere elementi geometrici, animali, oggetti e parole in una narrazione continua palindroma. È quasi d’obbligo perdersi contemplando la mutazione delle forme. E il naufragar sembra ancora più dolce davanti a opere come Vincolo d’unione, opera surrealisticamente romantica, Dragon e Scarabei che mostrano l’attenzione per il mondo animale, Stelle e Altro mondo che ci portano invece in uno spazio fatto di cubi, strutture architettoniche e paradossi.

Contro l’opinione comune

Se per paradosso intendiamo ‘una tesi che sembra contraddire l’opinione comune o i principi generali di una scienza, ma che, all’esame critico, si dimostra valida’ (Treccani). Ed è proprio con i paradossi che Escher ha costruito la sua fortuna. Ad esempio le famose xilografie come Concavo e convesso, Relatività o Belvedere costruiscono edifici collegati con sentieri apparentemente semplici che tuttavia culminano in una situazione paradossale e impossibile, spiazzando e stupendo lo spettatore. Ad una prima occhiata si è sicuri di essere davanti a semplici portici o cortili interni ma in un secondo momento ci si accorge che i conti non tornano.

In ultimo è d’obbligo citare Mano con sfera riflettente, un autoritratto che profuma di arte fiamminga (si vedano i Coniugi Arnolfini di Van Eyck) e che, insieme a Sfere sovrapposte, costituisce un dittico di conoscenza e abilità nella rappresentazione di superfici curve nello spazio.

Coniugazione del verbo Escher

In ultimo i riferimenti al contemporaneo. Per non farsi mancare niente l’esposizione propone una sezione in cui è possibile rendersi conto dell’importanza sulla cultura contemporanea di Escher. Lo hanno voluto i Pink Floyd per la copertina del loro LP On the Run, ci ha provato anche Mick Jagger ottenendo però un rifiuto da parte dell’artista. Sullo schermo è stato omaggiato con il film Labyrinth di Lucas con David Bowie, dai Simpson e in una quantità innumerabile di pubblicità.

Tirando le fila, la mostra può piacere. Un po’ come quelle canzoni che ad un primo ascolto sembrano difficilmente comprensibili ma si rivelano poi come un chiaro mix esplosivo di tecnica, arte e passione davanti al quale lo stupore è d’obbligo.

Tommaso Chiodi

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