Flaneur

10 Gennaio Gen 2017 1836 10 gennaio 2017

Vivere e morire di sensazioni

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Partorire un articolo durante un viaggio in treno non è cosa facile. Soprattutto se il tuo sguardo di aspirante fotografo viene rapito da una coppia di anziani (lei con occhi quasi gialli) e da un ragazzo con dei tatuaggi che potrebbero far impallidire la mafia russa.

Oggi però non ci perdiamo a parlare di street photography e varietà umane per i quali, parola di lupetto, prima o poi arriverà un post appositamente dedicato. In questa grigia mattinata di gennaio, aspettando di arrivare a Milano, facciamo spazio all’estetismo e alla descrizione di determinati fenomeni che colpiscono i nostri sensi.

L’interesse di chi scrive si è soffermato su un termine in particolare: sinestesia. Di che si tratta? Per chi ne sa di neuroscienze parliamo di “un fenomeno psichico che prevede la nascita di una sensazione in concomitanza di una percezione di natura sensoriale diversa e, più in particolare, nell’insorgere di un’immagine visiva in seguito a uno stimolo generalmente acustico”. Grazie Treccani. Per gli appassionati di letteratura e musica il fenomeno è simile: accostare parole di ambiti semantici diversi. Lo hanno fatto in molti: da Dante a Pascoli a De Andrè. La sinestesia insomma piace.

Se si setaccia l’Internet tante fonti spacciano l’associare un colore ad una parola come un ‘superpotere raro’. Solo un eletto ogni tot persone ha insomma questo privilegio di combinare esperienze sensoriali diverse. Senza fare un’immersione nella metafisica, che spesso lascia perplessi, planiamo su un discorso più generale, democratico e alla portata di tutti.

Osservazioni

Ci sono esperienze ed elementi che possiamo descrivere metaforicamente come delle ‘pietre focaie’. Questi provvedono, nel momento in cui ne veniamo a contatto, ad accenderci, a farci provare determinate sensazioni che vanno ben oltre l’euforia, il benessere o la soddisfazione. Accendersi vuol dire passare in maniera quasi inconsapevole da uno stato di quiete ad una sorta di estasi che ci pervade.

Ma cos’ha a che fare la sinestesia con queste ultime osservazioni? Il discorso probabilmente è soggettivo e questo articolo potrebbe essere anche una sorta di sondaggio per cercare affinità. In quei momenti di estasi, benessere, spannung, le percezioni si acuiscono e si scoprono lati di sé e di altri prima ignoti.

Facciamo un esempio, per far scendere la testa dalle nuvole e ricordare di striscio la coppia di anziani accennati inizialmente: gli occhi. Sembra banale ma lo sguardo di una persona può dare una svolta alla giornata. Alcuni colpiscono per la forma dell’occhio, altri per un colore particolare (quello strano giallo della signora). Per un flaneur gli occhi sono tra le parti del corpo che più possono accendere delle sensazioni. Non è raro trovare in essi un colore come lo si può vedere in molti altri elementi a cui si è sensibili quali un tono di voce, un lineamento o un bacio. Queste non sono solo fantasie personali ma, sociologicamente parlando, il volto è la parte del corpo che ha il maggior grado di espressività. Con il volto comunichiamo più che con le parole.

Accensioni

In realtà sono le persone che catturano la nostra attenzione a dipingersi da sole. È nei momenti sopra accennati che si riesce a vedere più di quanto sia fisicamente possibile e a sentire caratteristiche –o colori– apparentemente senza fondamento per qualcuno. Sinestesia. Ascoltare un suono in un profumo, vedere un colore in una voce, sono dei superpoteri che abbiamo tutti. Ognuno di noi è una potenziale fiamma con la giusta pietra focaia. In barba alla scienza.

Tommaso Chiodi

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