Flaneur

20 Aprile Apr 2017 0011 20 aprile 2017

Dei pensieri di un viaggiatore notturno

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Anche le seguenti considerazioni si sono create e sviluppate in un treno diretto a Milano. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Mi voglio soffermare per qualche riga sulla bellezza del viaggio in treno che sto compiendo. Inizialmente erano “quasi tre ore di inferno per compiere il tragitto Vicenza – Milano su treni regionali”. Come se non bastasse ci si mette anche l’inevitabile cambio alla stazione di Verona.

Il mood era sotto terra insomma e come se non bastasse la coincidenza ha rischiato di saltare per un ritardo del treno.

La domanda con Trenitalia è sempre la solita: è nato prima il treno o il ritardo?

Senza avventurarci in discorsi populistici su quanto i servizi di questo paese vadano a rotoli ritorniamo per un po’ sul mio regionale blu, ballerino e rumoroso, e sulle sensazioni di cui inconsapevolmente mi sono circondato per tutto il viaggio.

Ecco la ricetta: viaggio notturno su uno degli ultimi treni disponibili, fauna umana incontrata, Murakami sotto agli occhi e God is an Astronaut nelle orecchie.

Il primo punto è chiaro ed è stato contestualizzato, mi preme ora inquadrare il secondo. È risaputo il fascino innato dell’umanità notturna. Un popolo che si risveglia al calar del sole e sembra appartenere a quella ben precisa fascia oraria. Probabilmente le persone che incontriamo in quelle ore non esistono nemmeno durante il giorno, non si possono trovare e non vanno nemmeno cercate. Sono fatte apposta per essere viste solo di notte. È il caso della compagnia di donne russe, degne rivali delle scimmie urlatrici in fatto di silenziosità, che mi ha intrattenuto per la prima tratta mettendo a dura prova le orecchie. Il secondo tratto in treno invece è dedicato ad una giovane donna ricoperta di rasta e intenta a leggere un libro sulla sicurezza del self. Immagino una casa fatta di incensi, tappeti arancioni, libri sull’importanza dell’interiorità e su “come riuscire a emergere dalla massa”. Situazioni che vedrei bene in un film di David Lynch.

Il viaggio della mente è aiutato dagli ultimi due elementi citati sopra.

After Dark di Murakami è un libro sottile, leggero e asciutto. Lento nella narrazione e veloce nella descrizione. Racconta, con tanto di indicazione oraria, storie di ragazzi che vivono una notte nella capitale giapponese. Un accompagnamento ideale per un’ora tarda insomma. Senza assomigliare ai commenti che trovate sul sito di Amazon devo però dire che è stato difficile staccarsi da una penna così ipnotica e coinvolgente.

In ultimo la musica. Il post-rock è il ‘genere’ dell’onirico, della malinconia e della cavalcata verso un orizzonte non definito. Tra le regole quella che non puoi fare post-rock se la tua canzone dura meno di sei minuti. Dimenticati inoltre il cantato, i veri protagonisti sono gli strumenti, batteria e chitarre in primis. Fate voi.

Un po’ per caso, un po’ per fortuna, dal mix di questi elementi sono venute fuori tre ore particolarmente intense per chi scrive. Come se fosse scattato qualcosa di semplice ma allo stesso tempo così efficace dal dover dire “ok, ferma la lettura e butta giù due righe perché tutto ciò va ricordato”. Ma il mio pensiero, per quanto banale e frettoloso, lo lascio sfumare insieme a questo viaggio sulle note della sottostante The Last March.

Tommaso Chiodi

https://www.youtube.com/watch?v=R2RwRpNNTPc

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