Franco tiratore

29 Maggio Mag 2012 0120 29 maggio 2012

Addio Silvio, è ora di ricominciare a scrivere

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L'addio di Berlusconi visto da Lefigaro.fr (source: m2.paperblog.com)



Le presentazioni sono molto più complicate degli addii. Negli addii c'è il rimpianto per quelle belle sensazioni che non potranno essere più provate o la soddisfazione per aver messo fine a un'esperienza sgradevole. Si raccoglie, comunque, ciò che si è seminato e, premiati o dannati, chiudiamo un capitolo della nostra vita che va ad ingrossare l'archivio. Nelle presentazioni, invece, facciamo promesse elettorali. Ci presentiamo col nostro bel programma enunciando la lista dei desideri, senza sapere se deluderemo o meraviglieremo. Ho deciso, per questo, consapevole che qualunque cosa io possa dire si tradurrà inevitabilmente e mio malgrado in una bugia, che salterò in tronco questa parte e comincerò senza rete. Solo un'avvertenza, tanto per fare fin dall'inizio un po' di scrematura, e perdere qualche centinaio di potenziali lettori: questo blog parlerà di politica. Politica in modo leggero, per non prenderci, in fin dei conti, troppo sul serio e per cercare di guardare alla situazione senza pessimismo, nonostante talvolta ci verrebbe voglia di fuggire urlando: "Abbandonate la nave!"
E cominciamo dunque così, come se ci fossimo conosciuti da sempre, caro amico trascinato a forza a leggere questo articolo o caro sconosciuto che, grazie alla magia del SEO, stavi cercando della brillantina dei capelli e sei approdato in questa pagina (ti abbiamo fatto un favore: la brillantina sono decenni che non va più di moda). Cominciamo parlando del contesto. Avevo, in passato, giá tenuto un blog che trattava di politica. Iniziai nel 2007 e terminai, senza addii, nel 2008, il giorno in cui Gianni Alemanno diventava sindaco di Roma. In quel momento sembrava fosse finita la politica. In buona compagnia, se pensiamo che  la storia era finita solo pochi anni prima, secondo Fukuyama. Il nuovo Partito degli Italiani, il Popolo della Libertà (qualcuno segnali al suo segretario il suo vero nome) aveva impetuosamente trionfato segnando il principio dell'era della pacificazione e del (quasi) bipartitismo. Non aveva alcun significato scrivere ancora di politica. Il consenso per il governo era bulgaro. La maggioranza forte. L'opposizione in costante declino. Berlusconi annunciava in aula, con toni pacificatori nei confronti dello sconfitto Veltroni, la disponibilità ad avviare una legislatura costituente. Una legislatura che, nessuno lo metteva in dubbio, sarebbe durata 5 anni.
Qualcosa è successo. L'impazienza di Fini, il dito puntato, la sfiducia a Berlusconi, le difficoltà del Governo, le olgettine, i contrasti con Tremonti, la crisi. Storia. Dal 1994 l'Italia vive divisa da due ideologie, che si sono fronteggiate con più virulenza di quanto fecero i partiti della Prima Repubblica. Da una parte Berlusconi, dall'altra parte l'antiberlusconismo. Nessuno che studi la storia della politica italiana e forse anche della società di questo diciottennio può prescindere dalla figura del Cavaliere. Dell'antiberlusconismo, essendo una negazione, non serve spendere molte parole. Ma che dire del berlusconismo? Una scuola di vita e di pensiero che ha permeato il Paese. È davvero così complessa? Per niente. Ad alcuni giovani, nell'aprile del 2011, l'allora premier l'aveva sintetizzata in pochi punti: tenere sempre il sole in tasca, evitare di portare la barba o altra peluria sul viso e mai e poi mai le scarpe marroni sotto il vestito blu. Ah, giá, e investire nell'immobiliare dato che la casa non perde mai di valore.  Ricordo che pochi giorni dopo incontrai il Cavaliere. Non avevo trascurato di radermi con cura e, sotto il vestito blu, scelsi delle sgangherate scarpe nere, evitando quelle mai messe di un bel marrone lucido.
Oggi mi sono lasciato crescere i baffi ed ho ricominciato, talvolta a riportare il marrone. Addio Silvio. È giunto il momento di ricominciare a scrivere.

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