Franco tiratore

8 Giugno Giu 2012 0236 08 giugno 2012

Il terrore del partito pesante e il mito delle primarie

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C’è uno spauracchio che viene sventolato davanti a tutti coloro che chiedono, nei vari partiti, democrazia interna. E’ il ritorno al sistema delle tessere. “Vuoi tornare ai partiti della prima Repubblica?” chiedono i deputati a coloro che osano domandare sedi in cui partecipare al dibattito interno ai partiti. E questi ultimi, con la coda tra le gambe, abbassano gli occhi come il bimbo che sa di aver commesso un’imperdonabile marachella.

Il partito delle tessere, il partito “pesante” è il babau dei democratici. Fortunatamente, però, ecco trovata una via d’uscita: le primarie. Le primarie, come spiegavo in un mio intervento su l’Occidentale, sono una trovata tutta italiana, un caso di studio unico al mondo. Nulla hanno a che vedere con quelle negli Stati Uniti. In genere, infatti, le primarie vengono intese come l’elezione di un candidato del partito da parte degli iscritti al partito stesso. Nel nostro Paese si sceglie il candidato anche tra persone esterne al partito e possono votare tutti. Ma proprio tutti! Si tratta dunque indubbiamente di un sistema democratico, ma è, nel contempo, una scelta che non valorizza la militanza e che non garantisce l’investitura di un soggetto che rappresenti i valori e le sensibilità proprie del partito. Si premia chi riesce a trascinare gente a votare, siano essi prezzolati, appartenenti ad altre formazioni politiche, minorenni o semplici passanti.

A mio modo di vedere esistono due alternative assai più serie da richiedere ai vertici di questi partiti oligarchici, che sfuggono qualsiasi sede di confronto e di deliberazione: una di queste è il sostegno ad elezioni primarie interne al partito. La seconda consiste nel rispondere alla domanda “Vuoi tornare ai partiti della prima  Repubblica?” con un bel “magari!”. Quando ci si riferisce a questo modello, infatti, si pensa sempre e soltanto alla degenerazione degli anni ’70 e ’80. Mi si proponga, invece, un partito articolato in sezioni, con scuole di formazione politica, dibattiti intensi all’interno della base, un’organizzazione strutturata ma agile, sul modello degli anni ’40 e ’50: io ne sarei entusiasta.

Alcuni diranno che si tratta di idee vecchiotte, altri che si tratta di idee troppo costose. Ai primi rispondo che la loro obiezione è fondata, ma che esistono mezzi con cui si può supplire al vecchiume tramite la rete e  i nuovi sistemi di comunicazione: una bella mano di bianco. Ai secondi ricordo che i partiti non sanno come giustificare i finanziamenti che prendono e che, lasciando pure perdere Lusi, i gruppi parlamentari regalano gli Ipad per Natale. Certo, magari è meglio continuare ad investire in diamanti, lingotti, lauree e fondi esteri. Io la penso diversamente. Sopportatemi così, sono un po’ retrò.

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