Franco tiratore

20 Giugno Giu 2012 0138 20 giugno 2012

L'alba della terza repubblica: associazioni in cerca di idee e idee in cerca di associazioni

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Come su ogni carcassa, anche sulla “seconda repubblica” italiana è  del tutto assente l’idea di morte. Essa è, invece, un brulichio di vita, un verminare attivo ed operoso dei tessuti in decomposizione che si dividono, mentre organismi nuovi cercano di cibarsene. L’immagine, lo ammetto, non è idilliaca. Ma se Feuerbach, dicendo che siamo ciò che mangiamo, coltivava la sua verdura nei cimiteri, forse occorre prenderne atto: il nostro futuro parte da questo scomposto processo di scomposizione.

E’ l’alba di una nuova era. Una brezza plana sul brodo primordiale in attesa del fulmine che darà il là alla vita organica. Per ora c’è una massa informe. Vecchio e nuovo sono ora una cosa sola. Sorgono a Roma e sorgono a Milano, assumono i nomi più strani, edificano i loro progetti a partire dal vecchio o, circondati da questo, cercano di ritagliarsi una verginità, una riserva di purezza e di rinnovamento. Erano in principio i rottamatori del Pd, ma ora sono diventati Noi per l’Italia, formattatori, Tea Party, Zero positivo  e molti altri ancora. Sono rimasto stupefatto nel vedere nomi nuovi che non avrei mai immaginato come, per esempio, il Movimento Liberali Antiproibizionisti e mi chiedo quanti ancora me ne siano sfuggiti. Tutto questo si va ad affiancare alle più svariate fondazioni, associazioni e coaguli di epoca antica, moderna o contemporanea, che sono tornate in vita nonappena il famigerato bipolarismo ha cominciato a dare segnali di cedimento.

Intendiamoci: credo che la trasformazione in atto non sia una necessità in senso storicista e sono convinto che ci voglia del coraggio per attaccare un drago quando ancora non si ha la matematica certezza che sia morto. Ma credo che non abbiamo ancora visto qualcosa che avrà realmente la capacità di affermarsi nell’avvento della nuova stagione politica. Non tutti questi gruppi e movimenti hanno lo stesso peso né la stessa autorevolezza. Alcuni di questi sono figli di referenti che difficilmente vedranno ridimensionata la loro forza dalla grande trasformazione in atto. Eppure manca ancora l’idea nuova (che per me nuova non è) con cui riconquistare il popolo italiano alla politica e restituirgli una speranza e  un sogno.

Con la foga di voler rinnovare ci si dimentica spesso un semplice dato, peccando d’arroganza: la politica per vincere non crea una nuova società. La politica legge la società. Sensibilità e cultura vanno decifrate e interpretate. Non vanno create ex novo. Illudersi di dover trovare chissà quale rivelazione da trasmettere all’elettorato è una pura chimera. Chiunque ha vinto in passato si è limitato a rappresentare. Le idee si traducono in programmi, ma  i valori sono i cittadini che devono dettarli alla politica. Non il contrario.

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