Franco tiratore

5 Dicembre Dic 2012 2005 05 dicembre 2012

Non regge elettorale

  • ...

Forse sinora qualcuno ha nutrito dei dubbi circa la reale volontà, o quantomeno l'acquiescenza, dei maggiori partiti nei confronti di una riforma elettorale. Oggi questi dubbi si sono dissipati. Popolo delle Libertà e Partito Democratico hanno il medesimo sottaciuto proposito: far fallire qualsiasi ipotesi di riforma.
Certo, le due formazioni politiche non sono, non servirebbe neppure dirlo, due moloch dalla volontà univoca e certamente al loro interno, seppur limitatamente, c'é chi tifa per le preferenze. È impossibile però dimenticare che dal mantenimento dell'attuale legge i leader avrebbero da guadagnarci in modo significativo. Bersani, primarie o non primarie, avrebbe la possibilità di disegnare abbondantemente le liste a sua immagine e somiglianza, potendo ottenere alla Camera un poderoso premio di maggioranza, anche se dovrebbe accettare il rischio (peraltro non così certo) di vedere compromessa la governabilità al Senato. Il Popolo della Libertà, monoliticamente o in ordine sparso, avrebbe la possibilità, tramite i meccanismi premiali, di coagulare attorno a sè una coalizione che, molto probabilmente, potrebbe includere anche la Lega e che consentirebbe a Berslusconi di continuare a pensare allo spacchettamento del partito senza dover temere eccessivi danni collaterali.
Col Porcellum, in effetti, l'unico rischio reale è per il Pd e si chiama ingovernabilità, dato il meccanismo che al Senato conferisce premi di maggioranza su basa regionale. Fermo restando che non è affatto detto che il Partito di Bersani accuserebbe danni da questa ripartizione, il peggior rischio sul tavole è che si debba pervenire nuovamente ad un Governo tecnico. Certo è, e questo viene sicuramente considerato nella sede dei democratici, che una possibile riforma sulle bozze che attualmente vengono discusse nella Commissione Affari costituzionali in Senato, non andrà certamente a migliorare il risultato del Pd.
Con la legge elaborata nel 2005 da Calderoli, insomma, il Pd rischia di governare, il Pdl o quel che ne resterà rischia di raccogliere attorno a sé una decorosa opposizione ed entrambi i partiti avranno la possibilità di gestire la composizione delle liste. Con una riforma come quella che si trova in Senato (tenuto fermo il naufragio della proposta di Quagliariello) non si avrebbero significativi incentivi per le coalizioni, il premio di maggioranza sarebbe condizionato e ridotto e i parlamentari risponderebbero soltanto ad interessi di cordata. Riassumendo: sarebbe la vittoria del centro.
Dunque, perché non far fallire semplicemente la riforma e mandarla al macero? La questione è semplice: i cittadini e il Presidente della Repubblica vogliono che i parlamentari tornino ad essere eletti anziché nominati. Il segreto è quindi quello di far fallire la riforma senza che sia possibile attribuire la colpa a nessuno. Approntando una stucchevole pantomima in cui gli attori in scena devono fingere di cullare il bimbo mentre in realtà lo stanno pugnalando. Forse occorrerebbe che qualcuno svegliasse gli spettatori, ma quando avverrà temo che sarà troppo tardi. Esauriti Calearo e i Colaninno vedremo con chi ci infarciranno le torte a questo giro. Si accettano scommesse: operai dell'Ilva o la Fornero?

Correlati